flashback exhibition

Sergio Cascavilla > The Wanderers

Sergio Cascavilla, installation view al Pala Alpitour

Sergio Cascavilla, Torino 1966, è uno degli artisti chiamati a interpretare questa settima edizione di Flashback. Il suo lavoro è sempre stato a cavallo tra ambiti diversi (ha anche disegnato per Alessi) e le sue sono opere coloratissime, vicine al fumetto, narrativamente surreali.
Questa visionarietà si è infilata dentro le trame astratte che si celano in ogni dove nella realtà; i colori, le linee e le campiture organiche e seduttive di colore, sono il frutto di un virtuosismo tecnico, sua caratteristica peculiare. Il concetto di astrazione dei lavori di Cascavilla viene contaminato da quello di decorazione, affermando la necessità di consumare un rapporto con l’ornamentazione. Le opere realizzate per Flashback sono nove, otto utilizzate per l’immagine di Flashback 2019 e un grande wall painting di 10x4mt che l’artista realizzerà al Pala Alpitour.

Eva Marisaldi > Hidetoshi Nagasawa

Eva Marisaldi, installation view a Flashback

Cambiando dimora: i passi nel tempo
a cura di Michela Casavola

Il lavoro ecclettico di Marisaldi dialogherà, in una ‘dimora altra’, con quello sotto alcuni aspetti ascetico e visionario di Nagasawa, in un inedito equilibrio spaziale e poetico. Due generazioni e due linguaggi differenti che si incontrano in un viaggio universale, uniti da una assonante tensione emotiva, in un accordo armonico dato da una comune leggerezza, eleganza e poetica dell’opera, da un vicino punto di vista estetico e sensibile. Il viaggio ha caratterizzato la vita e il lavoro dei due artisti in un modo significativo così come la curiosità per le scienze, la fisica e il mondo della natura.
Entrambi sono suggestionati dal trascorrere del tempo, dal motivo del viaggio e dalla sospensione temporale.

Hidetoshi Nagasawa, installation view a Flashback

Il viaggio è una costante nella vita e nella pratica artistica di Nagasawa che all’età di ventisei anni inizia il suo percorso in bicicletta verso l’Europa, durato un anno e mezzo, attraverso numerosi paesi del continente asiatico (Singapore, Pakistan, Iraq, Siria), fino alla Turchia, la Grecia e poi l’Italia. La ricerca di Nagasawa ci conduce a opere pervase dalla sensazione di leggerezza, di librazione nell’aria e di un andamento aereo. La grande opera Yugao-Jole (2005-2013) ne è un esempio. Nella versione presentata per Flashback a Torino la vediamo sospesa con cavi di acciaio dal soffitto. Qui domina la sua volumetrica geometria stellare.
E il movimento caratterizza anche la scultura aerea Surround, 2018, di Eva Marisaldi. Quest’opera sembra un’onda sospesa in alto che si dimena da una parete ad un’altra, ricordando la scia in movimento degli uccelli migratori di una cronofotografia. L’onda simula il viaggio degli uccelli orientati dalle stelle come punti cardinali, in volo anche di notte, dormendo, forse attratti dalla luminosità della stella in rame di Yugao-Jole. Anche per il video Cornucopia, 2005, realizzato insieme a Enrico Serotti, è offerta la possibilità di una esperienza percettiva di carattere visivo – sonoro. Il video è una animazione prodotta direttamente dal suono. Cioè è proprio il suono che genera l’immagine animata.


Cambiando dimora: i passi nel tempo è stata realizzata grazie al supporto di Art Defender Insurance, l’assicurazione dedicata in primo luogo alla tutela di opere d’arte, oggetti di antiquariato, design, auto d’epoca e beni di pregio che offre inoltre una vasta gamma di prodotti assicurativi per la persona.

Marco Gastini > Gli anni 80

Marco Gastini, Gli anni 80, a Flashback

In collaborazione con l’Archivio Gastini

A un anno dalla scomparsa, Flashback celebra in un’esposizione personale Marco Gastini (Torino, 1938 > 2018), uno dei nomi più apprezzati della pittura italiana legata alla materia.
Nelle opere in mostra, così come nel lessico dell’artista negli anni Ottanta, se ne osserva la matrice errante visibile nel subentrare dei materiali più disparati – la pergamena (Il peso della pelle, 1981; già esposta Städtische Galerie im Lenbachhaus a Monaco di Baviera e alla XL Esposizione biennale internazionale d’arte di Venezia, entrambe nel 1982); il vetro e i metalli, quali ferro (Retablo, 1986), rame e stagno – elementi organici come il carbone e i vegetali simili a carrube (Grande nero, 1982); il legno delle ciarlate e delle travi che sostengono i tetti delle case di montagna, delle cassette, delle traversine dei binari oppure delle tavole assemblate tridimensionalmente. 
L’impasto pittorico di questi lavori aumenta di complessità grazie a un acceso cromatismo, in cui è arduo riconoscere pigmenti e leganti, necessario per rendere possibile lo smarrimento dell’osservatore nell’ambiente e per permettere alla pittura di aprirsi all’incontro. Uno dei più grandi ed estrosi, seppur con uno sguardo sempre rivolto a quell’antico gusto del fare, artisti italiani del secondo Dopoguerra in una mostra dove tutti gli elementi suggeriscono la moltiplicazione dei livelli di lettura e delle superfici della pittura.