flashback exhibition

flashback exhibition

Francesco Valeri
Le rive di un altro mare
live painting

Francesco Valeri, Porto San Giorgio 1979 detto “Lu FRA”, è uno degli artisti chiamati a interpretare questa sesta edizione di flashback dedicata all’antropologia fantascientifica, all’incontro tra mondi, al contatto tra diversi. Il lavoro di Francesco Valeri ha come componente caratteristica il colore fortemente evocativo e il segno a metà strada tra naïf e caricatura, tra passato e futuro. Le sue figure hanno un tocco africano, il continente al quale è legato da sempre. La sua espressione artistica è di carattere popolare ed è rivolta al popolo, che a sua volta ne è il soggetto. La sua curiosità di conoscere l’altro lo porta in giro per il mondo; la pittura e la fotografia lo accompagnano. Per flashback realizza live Le rive di un altro mare: un wall painting di più di 60mq eseguito in diretta durante i giorni della fiera, che abbraccia la manifestazione catapultandola in una dimensione al di là del tempo.

Tony Matelli
The Wanderer, Hunter and Reverie
courtesy Gian Enzo Sperone

Tre figure a grandezza naturale, sono collocate su piedistalli modellati in alcuni casi come rocce, in altri come tronchi d’albero. Intorno alle sculture, le pareti sono decorate con carta da parati con motivi marini: un’immagine fotografica digitalizzata di onde che si sciolgono nell’orizzonte.

Tony Matelli cancella la realtà e apre un mondo immaginario situato in un posto molto, molto lontano, su le rive di un altro mare.

E così, come i naufraghi sopravvissuti su un’isola di sogni, siamo anche noi invitati a dedicarci alle nostre paure, ansie, sentimenti di abbandono, ma anche alla curiosità e al senso del mistero. Le tre figure, tutti autoritratti dell’artista americano, presentano caratteristiche quasi grottesche, forse a rappresentare il modo in cui quelle emozioni stanno affollando la mente dell’artista. In tutti i personaggi si respira un gioco fatto di impulsi contraddittori, gli stessi impulsi, le stesse paure e la stessa curiosità che scaturiscono dal viaggio alla scoperta dell’altro e dell’altrove.

In Wanderer (il vagabondo) l’artista impersona un esploratore che viaggia con un lungo bastone, accompagnato da tre scimmie, e anche se l’insieme sembra più adatto alla vita di città, forse è proprio il nuovo equipaggiamento quello che ci serve per immaginare un nuovo mondo. Reverie (il sognatore) rappresenta un personaggio apparentemente spensierato, vestito da allenamento con i calzini bianchi, suona una piccola chitarra. È come se tutti i dilemmi sollevati fossero svaniti in un momento di rilassamento. Ma l’albero dietro la figura e la corda che pende da un ramo dietro il collo della figura simboleggiano le paure sempre in agguato. In Hunter (il cacciatore) Matelli diventa un improbabile cacciatore, armato di una sola corda e con indumenti solo apparentemente inappropriati. È come se il tessuto mimetico, perfetto per nascondersi tra le foglie, fosse stato soppiantato da una fantastica uniforme perfetta per vagabondare nel territorio dei sogni. Il viso porta l’espressione sbalordita di chi ha appena sentito un odore misterioso, a metà strada tra repulsione e attrazione, tra la paura di scoprire una spiacevole sorpresa e il desiderio di incontrare qualcosa di nuovo.

Tutti personaggi, tutti naufraghi, tutti a rappresentare il contrasto e il confronto tra paura e curiosità, tra smarrimento e desiderio di conoscenza, tutte visioni e sentimenti nati dal viaggio alla scoperta dell’altro e dell’altrove.

flashback program 2017. in senso inverso

flashback program 2017

Il tema centrale della quinta edizione di Flashback prende spunto dal romanzo di Philip K. Dick “In senso inverso”, romanzo in cui il tempo ha iniziato a scorrere in senso contrario. Il senso inverso è dunque anti-orario, contro-corrente e rappresenta la diversa prospettiva, il punto di vista soggettivo, la possibilità di guardare in modo differente quanto ci circonda trovando nuovi elementi, nuove chiavi di lettura per rileggere e interpretare la contemporaneità.

flashback exhibition 2017. Viaggi nel tempo con Tayou e King

flashback exhibition

Pascale Marthine Tayou


PLASTIC TREE B
un’installazione a cura di Galleria Continua

Jean Apollinaire Tayou nasce in Camerun. A metà degli anni Novanta, cambia nome, lo declina al femminile diventando Pascal(e) Marthin(e) Tayou. Da questo momento ha inizio un incessante nomadismo artistico, geografico e culturale, che porta Tayou ad affermarsi come uno dei principali protagonisti del panorama artistico contemporaneo.  Il lavoro di Tayou si presenta molteplice, indomabile, trascinante, profondo, inatteso, proliferante e variopinto, sempre strettamente legato all’idea di viaggio e d’incontro con l’altro da sé, un viaggio che crea nuove prospettive da condividere. L’opera presenta l’albero come simbolo della stabilità e della resistenza della natura, mentre le buste di plastica che formano la chioma dell’albero, sono un feticcio, un prodotto base del mondo contemporaneo nella misura in cui accompagna i gesti del consumo urbano. Allo stesso tempo l’opera si presenta come un oggetto errante che vaga avanti e indietro tra il rurale e l’urbano.

courtesy Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana

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Phillip King


BEHIND ICONIC SCULPTURES. The creative process evolution
a cura di Patrizia Bottallo

La mostra presenta lo studio del concepimento dell’idea artistica di Phillip King, uno tra i più importanti scultori inglesi della seconda metà del secolo scorso. Allievo di Anthony Caro e assistente di Henry Moore, King iniziò a farsi notare negli anni ’60 confermandosi un personaggio di spicco nel panorama artistico, ritenuto chiave di svolta della scultura moderna a livello internazionale. La mostra presenta una selezione inedita di rarissimi disegni, acquerelli e una scultura che documentano idee divenute capolavori, opere cardine della scultura inglese del XX secolo. La selezione dei disegni ha un grandissimo valore storico, infatti le carte sono disegnate su entrambe le facciate poiché estratte dal taccuino originale dello scultore inglese.

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Flashback video & exhibition 2016. BT 915LB

flashback video & exhibition

BT 915LB Video Art Project
by fannidada

3 – 6 novembre 2016 ore 17 – 20
@Pala Alpitour_outdoor | Torino

FLASHBACK 2016 presenta, per la sua sezione dedicata al video, il progetto BT 915LB curato da fannidada.

Il progetto, che prende il nome dalla targa del mezzo che lo “ospita”, rientra a pieno titolo nella visione sincretica di FLASHBACK e conferma la volontà, chiaramente evidenziata con il progetto OPERA VIVA, di portare l’arte al di fuori degli spazi deputati. fannidada dopo aver selezionato e montato i video di diversi autori proietterà il montato “in e su” questa installazione viaggiante. Dopo i giorni di FLASHBACK, BT 915LB Video Art Project, partirà per portare l’arte … ovunque.

BT 915LB Video Art Project nasce dalla lettura di una frase di Gilbert & George che si conclude con queste parole: “… all the world is an art gallery”. Portare l’arte ovunque è sempre stata un po’ la nostra idea che con questo progetto raggiunge una nuova epifania: mettere quattro ruote a disposizione dell’arte. Ma quale forma d’arte? Il video ci è sembrato il mezzo più consono, non solo perché è il nostro medium di elezione, ma anche perché racchiude in sé una molteplicità di forme espressive e l’immediatezza di comunicazione propria dei linguaggi contemporanei. Con uno schermo per videoproiezioni montato sul tetto di un furgone porteremo una “rivoluzione” in spazi pubblici dove l’arte sembra sconosciuta”.

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fannidada (Fanni Iseppon & Davide Giaccone) sono una coppia di videoartisti torinesi la cui ricerca è focalizzata non solo sulle immagini video ma anche sul segnale elettrico che le genera. Infatti, oltre alla videocamera utilizzano come medium la corrente elettrica che trasporta le immagini e, prima che questa giunga allo schermo, viene di volta in volta “filtrata” attraverso elementi diversi. Si crea così una simbiosi tra elemento ed immagine che tenta di recuperare la matericità della realtà raffigurata elettronicamente caricandola di ulteriori significati. fannidada contaminano i loro video con azioni performative, installazioni, performances teatrali e collages video. Per oltre tre anni hanno condotto nel loro studio una serie di incontri/confronti sull’arte dal titolo “Davanti a un fiume in piena”.

FLASHBACK program 2016. nuovo sincretismo

flashback program 2016

 

Il programma della IV edizione propone una riflessione sul NUOVO SINCRETISMO ovvero l’incontro fra culture ed epoche diverse, che genera mescolanze, interazioni e fusioni fra elementi culturali eterogenei che si verificano soprattutto in seguito a grandi migrazioni di popoli o a espansioni egemoniche. Essendo FLASHBACK una manifestazione che si relaziona con la contemporaneità non può non cogliere gli stimoli che l’attualità fornisce quotidianamente e dunque assume il sincretismo come parola-chiave per capire la trasformazione che sta avvenendo in quel processo di globalizzazione e localizzazione che coinvolge, sconvolge e travolge i tradizionali modi di produrre cultura, consumo, comunicazione. Così la cultura non è più vista come qualcosa di unitario, che compatta e lega tra loro individui, sessi, gruppi, classi, etnie: bensì è qualcosa di molto più plurale, decentrato, frammentato e anche conflittuale. Sincretismo dunque come progetto antropologico: ovvero come un mix di codici che ricombinando le differenze artistiche, sociali, etniche ne mostrano la vera ricchezza. La parola chiave di questa IV edizione di FLASHBACK e del suo ricco programma culturale è dunque NUOVO SINCRETISMO. Attraverso talk, mostre, videoproiezioni e performance musicali si svilupperà la riflessione sulla differenza e la contaminazione come risorsa ed arricchimento.

flashback exhibition 2015. Simulacra

flashback exhibition

SIMULACRA, collettiva open-air di scultura
a cura di Paolo Facelli

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Nata da un’idea di Paolo Facelli, presidente di Neks, la mostra riunisce una decina di opere di medie e grandi dimensioni di altrettanti artisti, disposte nell’area prospiciente l’ingresso della sede espositiva, in un ideale percorso di avvicinamento a FLASHBACK.

 Il progetto espositivo comprende artisti di fama internazionale tra cui Aldo Mondino (1938-2005), di cui è esposto il bronzo del 1989 Ortisei, Luigi Mainolfi (1948), presente con l’installazione di grandi dimensioni Piramide del 1990 e Antonio Violetta (1953), consacrato nel 1982 da Documenta 7 di Kassel, che qui espone Il suono, terracotta dipinta realizzata appositamente per Simulacra. Al loro fianco, le opere di alcuni storici esponenti della scultura del Novecento come Sandro Cherchi (1911-1998), tra i fondatori, nel 1938, del movimento artistico “Corrente”; Augusto Perez (1929-2000), più volte celebrato in mostre personali alla Biennale di Venezia; Franco Garelli(1909- 1973), famoso per aver realizzato le sculture “pubbliche” per la sede RAI di Torino (1969) e per la Regione Piemonte (1972) e RobertoTerracini(1900-1976), autore di alto profilo che ha partecipato a svariate edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma.

Non mancano, poi, autori emergenti come il collettivo The Bounty Killart (Gualtiero Jacopo Marchioretto, Rocco D’Emilio, Dionigi Biolatti, Marco Orazi), l’artista trentino Simone Turrae il giovanissimo Niccolò Calmistro (1993).

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SIMULACRA

5-8 novembre 2015

Area esterna Pala Alpitour

Ingresso libero

Flashback exhibition 2015. La vita in un archivio. Life in Archive

flashback exhibition

LA VITA IN UN ARCHIVIO
Petra Feriancova e Franz Paludetto

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Petra Feriancova

Families in the Archives of Kvetoslava Fulierova and Petra Feriancova
Vulnerable Yet Everlasting

TIME MEASURING DEVICE THAT INCLUDES YELLOW, BLUE, RED ETC.
Circles, Hands, Threads and if Everything that Surrounds Us is Gorgona
WWW.archivingair.com

<< Lo spazio privato domestico diventa politico e quei momenti quotidiani diventano storia>> P.F.

Il mio archivio non cresce, anzi, raggruppa, costantemente. Con esso posso misurare il tempo e il contenuto di questa creazione. E ‘sempre un materiale, una sostanza, ciò con cui lavoro. Si tratta di una sorta di entità parallela. Riordino, organizzo e classifico, poi riesamino. Lo uso come un linguaggio. Si tratta di una nuova sintassi, un nuovo genere. Permutare le sue possibilità e le sue varietà. >>  P.F.

Petra Feriancova lavora sul concetto di post-produzione. Il momento chiave del suo lavoro è la concettualizzazione delle proprie reazioni emotive ai processi di percezione e memoria, nonché un esame delle circostanze in cui si sono condivise. Lavora principalmente con immagini e testi già esistenti, che lei interpreta e metodicamente traspone. Lo scopo principale di questa forma di manipolazione (con riferimento pittorico o discorsivo) è fornire allo spettatore la reazione affettiva originale.

L’archivio di Květoslava Fulierova “abita” circa due armadi a muro nel suo appartamento. L’archivio è distribuito in diversi contenitori, molti dei quali sono scatole di cioccolatini vuote. Ogni scatola di materiale archiviato rappresenta un anno. L’archivio di Květa ha categorie tematiche (oltre a una divisione cronologica); temi come il lavoro con i dilettanti, i viaggi, le mostre, la vita familiare, etc. Parallelamente al lavoro di Julius Koller – di raccolta di ephemera – Květa documenta e crea un archivio della sua vita personale con Július; mentre Július raccoglie la stampa quotidiana, Květa torna a casa con un sacco di fotografie, che non solo finiscono nell’album foto di famiglia ma che poi subiscono la post-produzione Július.

<< La mia selezione dall’archivio di Květa Fullierova, compagna di Julius Koller, è per lo più composta da materiali e oggetti legati alla sua vita personale: sua, di sua madre Marie Zavadilová, della figlia Miriam e dei nipoti Misko e Martin. Anche se le storie sono personali e intime in qualche modo sono anche universali. Il tema del mio archivio è la maternità e serve da base per l’archivio di Květa. È stampato in formato A4 in bianco e nero e montato su pannelli di legno. Le immagini non sono collegate, non fanno parte di una storia lineare; tuttavia, la nostra mente crea categorie e ordina le immagini come farebbe un archivista. E ‘praticamente impossibile omettere l’analogia con il testo, la storia e la nostra valutazione di esso. E ‘tutto lì, anche se vogliamo liberarcene. Scrutare dentro un archivio, rileggere un archivio è un tentativo di comprendere che cos’è la libertà; libertà come conseguenza. La libertà di essere in grado, di essere abili, al punto di non essere in grado di cogliere tutta la vastità delle opportunità .>>  P.F.

Petra Feriancova, nata a Bratislava, Slovacchia (ex Cecoslovacchia) nel 1977 ha rappresentato il Padiglione della Repubblica Ceca e della Slovacchia nel 2013 alla 55 Biennale di Venezia. Tra le principali mostre personali: Petra Feriancova – Vulnerable yet Everlasting – Viltin Gallery Budapest (2015), Things that happen and things that are done, Fondazione Morra Greco, Napoli,  P.F. amt_project Bratislava (2014), Birds, myths and tusks, Frieze London, FRAMES, UK (2013); A report on the time spending, Jiri Svestka, Berlin, Germany (2012); Postscriptum to Childe Harold’s Pilgrimage, SNG, Slovak National Gallery, Bratislava, SK (2011); Creator 2008, Photolumen, Budapest (2011); and, Theory of a city or the possibilities of an A4, International Studio & Curatorial Program ISCP, New York, USA (2011).

Franz Paludetto

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Sono davanti all’Accademia, arriva una ragazza giovane coi capelli corti e mi dice: “Buongiorno, mi chiamo Gina Pane, vivo a Parigi ma sono di Torino. Mio padre è l’accordatore di pianoforti Pane di Santa Rita. Dovrei fare una mostra in Italia, a Torino in particolar modo, perché questo gallerista francese molto conosciuto, Jean Larcade, vuole cambiare indirizzo alla sua galleria e aprire ai giovani francesi e non. Però io non ho curriculum e ho bisogno di fare questa mostra per far vedere che ce n’è qualcuna”. Io accettai. Arrivò un camion di sabbia bianca dalla Francia, su cui lei lasciò tracce con il rastrello per la sua installazione Stripe-Rake.

Intervista di Claudia Giraud su Artribune Magazine #19

 L’Archivio consta di due grandi sezioni: la sezione monografica, il cui materiale è raccolto sotto il nome dell’artista cui si riferisce e che ulteriormente si divide nel settore biografico (il cosiddetto materiale minore), di cui esiste un indice cartaceo ed è in corso di creazione quello informatico, e nel settore iconografico (foto, fotocolor, diapositive ecc.) e la sezione tematica, che raccoglie materiale concernente ogni settore dell’arte contemporanea. Oltre a questi documenti e alla collana di pubblicazioni (edite dalla galleria LP 220 di Franz Paludetto e successivamente dal Castello di Rivara), il patrimonio del Centro di Documentazione comprende cataloghi, libri, saggi, fotografie, video e materiale minore relativo alla scena dell’Arte Contemporanea internazionale degli ultimi quarant’anni, oltre alla sezione dei periodici.

Franz Paludetto è una figura chiave per la storia dell’arte del secondo dopoguerra non soltanto per il grande intuito che ha caratterizzato le sue scelte ma anche per i rapporti, intensi e talvolta contrastati, che ha instaurato nel corso degli anni con i suoi compagni di vita: gli artisti.

Nasce in Veneto nel 1938 e nel ‘56 approda involontariamente a Torino, perché sbaglia treno. Nei primi anni 60 decide di aprire la sua prima galleria: Franzp con artisti come Gastini, Bersezio e Cortassa. Grazie all’incontro con la giovane Gina Pane, conosce Jean Larcade con il quale nasce la galleria LP220 in Via Carlo Alberto, una spazio di 400 mq, il nome della galleria deriva dalle sigle inziali dei due galleristi e il numero 220 è un numero africano che tradotto significa “lunga vita”. In questi anni realizza una serie di mostre assolutamente antesignane sia per la scelta degli artisti che per le modalità site-specific dei progetti. Oltre a Gina Pane lungo è l’elenco degli artisti: Luigi Ontani, Gianni Milano, Ugo La Pietra, Remo Salvadori, Jean Pierre Raynaud, Roman Opalka, Tania Mouraud, Plinio Martelli, Bruno Locci, Giuseppe Chiari, Joseph Beuys, Renato Marbor, Daniel Spoerri, Herman Nitsch, Pino Pascali, Edward Kienholz, Giorgio Ciam, Alighiero Boetti e molti altri.

Flashback program 2015. energia: arte e vita

flashback program 2015

La manifestazione propone ogni giorno un ricco programma culturale che sviluppa ed approfondisce i temi della fiera e che vede la propria peculiarita’ nell’approccio trasversale dei temi affrontati; una visione che spazia nel tempo, che analizza i fenomeni nella loro evoluzione dall’antichita’ alla contemporaneita’.

Il programma 2015 di FLASHBACK si svolge sotto l’egida dell’energia libera quale fonte e spinta propulsiva.

In termodinamica, l’energia libera di un sistema e’ la quantita’ di lavoro che il sistema puo’ compiere sull’ambiente. Tale energia vive dunque in relazione all’ambiente. Mutuando il termine di origine scientifica e adattandolo alle numerose sfaccettature della realta’ artistica, il programma si sviluppa tenendo conto del binomio arte e vita. In un’analisi che, attraversando la storia dell’arte, sembra rendere imprescindibile il contesto sociale e economico entro il quale le correnti artistiche si sono sviluppate.

Il programma vuole in tal modo analizzare il ruolo e la figura dell’artista inserito nella societa’ dall’era paleolitica fino ai giorni nostri; che si parli di arte prodotta nella contemporaneita’ o nell’antichita’ l’interesse del programma si focalizza ancor di piu’ sulla necessita’ di cogliere il valore comunicativo e significante dell’Arte. L’Arte in tutte le sue forme va compresa muovendo dalla totalita’ sociale.

PROGRAMMA GENERALE

 

flashback exhibition 2014. Niente da vedere, niente da nascondere

flashback exhibition 2014

“NIENTE DA VEDERE – NIENTE DA NASCONDERE”
a cura di Luca Tomio

Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Salvo, Mario Schifano

L’attitudine più autentica delle avanguardie italiane che si affermano nella seconda metà degli Anni Sessanta è quella di non voler affermare nessuna “verità” riconducibile all’artista stesso.L’unica verità possibile è solo quella dell’opera e della sua centralità, che poi non è una verità ma solo una possibilità.

Era Gino De Dominicis a dire che anche gli esseri umani sono “solo verifiche della possibilità di esistenza”. La conseguenza sul piano artistico per lui è stato annunciarsi al mondo dell’arte esponendo nel 1969 a Roma, da Fabio Sargentini, il Manifesto Mortuario di se stesso.

Alighiero Boetti, Niente da vedere niente da nascondere, 1976, ricamo su tessuto, 45x45 cm

E non è un caso che nello stesso anno da Sperone a Torino Boetti esponga Niente da vedere niente da nascondere, un lavoro che rappresenta il grado zero dell’immagine e della sua ricerca, dove il vetro montato su un grande telaio lascia passare lo sguardo oltre quello che di solito la tela nasconde, sguardo che al contempo si sofferma sul riflesso evanescente di chi guarda e che la superficie del vetro restituisce.

Una sorta di “guardare guardandosi” che è propria anche di Giulio Paolini, il più consapevole di questa poetica della sottrazione dell’artista, laddove il più intransigente ed estremo è Emilio Prini, che nega/afferma il ruolo dell’artista cercando sempre le migliori soluzioni per nonfare un’opera.

Le opere che scaturiscono da questa nuova consapevolezza agiscono come viatico verso territori della figurazione che vivono in bilico non tanto tra verità e illusione quanto sui crinali di qualcosa che si avverte ancora come misterioso e impenetrabile.

Una mostra affascinante il cui filo conduttore si dipana sul confine sottile tra il visibile e l’invisibile messo in scena da opere di Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Salvo, Mario Schifano.

 

flashback exhibition & special project 2014. Alessandro Bulgini. Labirinto

flashback exhibition & special project
flashback è opera viva

Alessandro Bulgini | Labirinto
delle geometrie complicate mie e di Angelo Froglia | 2014

 ” … è questo venerdì d’ottobre – Vedi Sandro cosa significa aver voglia di comunicare? Significa vederti correre con bicchieri e vassoi per tutta la sala e sopperire al bisogno di parlarti, di farti sentire quanto vorrei gridarti, scrivendo. Ma è così sempre? E’ così per tutti? No, Sandro, non è così, è con te che voglio parlare, il resto è gregge. Ci sono 2 persone sole che contano nella mia vita : Niky e tu, Niky è stata e resta importante, tu, tu rappresenti moltissimo, tu sei il mio referente, tu sei colui con il quale posso comunicare, i nostri lavori, situati vicino dialogheranno._ Non hanno bisogno di noi per farlo_E’ così, checchè tu ne pensi. Sono felice di averti incontrato “socio”, felice della stessa felicità che ha legato Braque a Picasso… in gamba, noi ce la faremo.  Angelo”. Livorno, ottobre 1992.

In occasione di FLASHBACK 2014, la metafora del Labirinto viene rappresentata da Alessandro Bulgini attraverso un’installazione concepita come una casa. Due ingressi simmetrici, due ambienti speculari, due stanze identiche, due “luoghi comuni”; spazi standardizzati e privi di tensioni, creati a rappresentazione del comune modo di essere e pensare.

Poi, come nel Labirinto ci vien chiesto di fare delle scelte: tornare indietro e dunque uscire o verificare altre vie?

L’ Eretico, dal greco colui che sceglie, procede e, libero dai preconcetti, trova  e sceglie una strada diversa, la scelta sta alla curiosità, l’attraversamento alla necessità. Un passaggio ci porta nello spazio intimo e segreto di ciascuno di noi, quello spazio dove finalmente comunicare liberi da vincoli. Qui nella “stanza dei segreti” le relazioni sono prive di sovrastrutture, questo spazio privato fuori dal tempo è un luogo di contatto diretto e di comunità d’intenti.

Bulgini e Froglia si ritrovano in questo spazio segreto.

Angelo Froglia nel 1984 destabilizza la critica d’arte creando le false teste di Modigliani. Da 30 anni il sistema dell’arte nasconde questa operazione concettuale che mette in discussione tutto il sistema della critica minandone le fondamenta.

Il manifesto originale della mostra “Modigliani – Gli anni della scultura” inaugurata nel 1984 e vidimato dal servizio affissioni del Comune di Livorno, dialoga con uno dei quadri neri di Bulgini, della serie Hairetikos. In entrambe le opere coesistono due dimensioni. Una prima lettura semplice ma ingannevole, una seconda visibile solo se si approfondisce. Entrambe le opere mettono in crisi il sistema di comunicazione.

Froglia adopera il bisturi dell’artista intervenendo lì dove leggenda e storia s’incrociano, egli non realizza dei falsi ma anzi fornisce gli strumenti necessari alla critica per capire l’inganno.

La critica si ferma però a una prima lettura, semplice ma ingannevole.

Bulgini a sua volta ci mostra i suoi apparenti monocromi, inutili perché anacronistici. Opere che in prima lettura riflettono lo spettatore in modo autoreferenziale, ma tramite una più attenta analisi anch’egli fornisce gli strumenti d’indagine per attraversare la superficie e arrivare al di là dell’inganno.

Entrambe le opere dunque, potenziandosi l’una con l’altra, parlano dell’incapacità di vedere. Si palesano a chi sa e vuole vedere.

Hairetikos è il titolo del ciclo di lavori di Alessandro Bulgini dal 2001, performances, quadri, fotografie e installazioni, strumenti diversi, atti di opposizione ad una verità ritenuta assoluta, tentativi di indicare qualcosa al di là del visibile. Opere che con differenti modalità parlano della lateralità, di ciò che è altro, diverso, di ciò e di chi è altrove e della possibilità di vedere.