2015

Flashback program 2015. energia: arte e vita

flashback program 2015

La manifestazione propone ogni giorno un ricco programma culturale che sviluppa ed approfondisce i temi della fiera e che vede la propria peculiarita’ nell’approccio trasversale dei temi affrontati; una visione che spazia nel tempo, che analizza i fenomeni nella loro evoluzione dall’antichita’ alla contemporaneita’.

Il programma 2015 di FLASHBACK si svolge sotto l’egida dell’energia libera quale fonte e spinta propulsiva.

In termodinamica, l’energia libera di un sistema e’ la quantita’ di lavoro che il sistema puo’ compiere sull’ambiente. Tale energia vive dunque in relazione all’ambiente. Mutuando il termine di origine scientifica e adattandolo alle numerose sfaccettature della realta’ artistica, il programma si sviluppa tenendo conto del binomio arte e vita. In un’analisi che, attraversando la storia dell’arte, sembra rendere imprescindibile il contesto sociale e economico entro il quale le correnti artistiche si sono sviluppate.

Il programma vuole in tal modo analizzare il ruolo e la figura dell’artista inserito nella societa’ dall’era paleolitica fino ai giorni nostri; che si parli di arte prodotta nella contemporaneita’ o nell’antichita’ l’interesse del programma si focalizza ancor di piu’ sulla necessita’ di cogliere il valore comunicativo e significante dell’Arte. L’Arte in tutte le sue forme va compresa muovendo dalla totalita’ sociale.

PROGRAMMA GENERALE

 

flashback exhibition 2014. Niente da vedere, niente da nascondere

flashback exhibition 2014

“NIENTE DA VEDERE – NIENTE DA NASCONDERE”
a cura di Luca Tomio

Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Salvo, Mario Schifano

L’attitudine più autentica delle avanguardie italiane che si affermano nella seconda metà degli Anni Sessanta è quella di non voler affermare nessuna “verità” riconducibile all’artista stesso.L’unica verità possibile è solo quella dell’opera e della sua centralità, che poi non è una verità ma solo una possibilità.

Era Gino De Dominicis a dire che anche gli esseri umani sono “solo verifiche della possibilità di esistenza”. La conseguenza sul piano artistico per lui è stato annunciarsi al mondo dell’arte esponendo nel 1969 a Roma, da Fabio Sargentini, il Manifesto Mortuario di se stesso.

Alighiero Boetti, Niente da vedere niente da nascondere, 1976, ricamo su tessuto, 45x45 cm

E non è un caso che nello stesso anno da Sperone a Torino Boetti esponga Niente da vedere niente da nascondere, un lavoro che rappresenta il grado zero dell’immagine e della sua ricerca, dove il vetro montato su un grande telaio lascia passare lo sguardo oltre quello che di solito la tela nasconde, sguardo che al contempo si sofferma sul riflesso evanescente di chi guarda e che la superficie del vetro restituisce.

Una sorta di “guardare guardandosi” che è propria anche di Giulio Paolini, il più consapevole di questa poetica della sottrazione dell’artista, laddove il più intransigente ed estremo è Emilio Prini, che nega/afferma il ruolo dell’artista cercando sempre le migliori soluzioni per nonfare un’opera.

Le opere che scaturiscono da questa nuova consapevolezza agiscono come viatico verso territori della figurazione che vivono in bilico non tanto tra verità e illusione quanto sui crinali di qualcosa che si avverte ancora come misterioso e impenetrabile.

Una mostra affascinante il cui filo conduttore si dipana sul confine sottile tra il visibile e l’invisibile messo in scena da opere di Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Luigi Ontani, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Salvo, Mario Schifano.

 

flashback exhibition & special project 2014. Alessandro Bulgini. Labirinto

flashback exhibition & special project
flashback è opera viva

Alessandro Bulgini | Labirinto
delle geometrie complicate mie e di Angelo Froglia | 2014

 ” … è questo venerdì d’ottobre – Vedi Sandro cosa significa aver voglia di comunicare? Significa vederti correre con bicchieri e vassoi per tutta la sala e sopperire al bisogno di parlarti, di farti sentire quanto vorrei gridarti, scrivendo. Ma è così sempre? E’ così per tutti? No, Sandro, non è così, è con te che voglio parlare, il resto è gregge. Ci sono 2 persone sole che contano nella mia vita : Niky e tu, Niky è stata e resta importante, tu, tu rappresenti moltissimo, tu sei il mio referente, tu sei colui con il quale posso comunicare, i nostri lavori, situati vicino dialogheranno._ Non hanno bisogno di noi per farlo_E’ così, checchè tu ne pensi. Sono felice di averti incontrato “socio”, felice della stessa felicità che ha legato Braque a Picasso… in gamba, noi ce la faremo.  Angelo”. Livorno, ottobre 1992.

In occasione di FLASHBACK 2014, la metafora del Labirinto viene rappresentata da Alessandro Bulgini attraverso un’installazione concepita come una casa. Due ingressi simmetrici, due ambienti speculari, due stanze identiche, due “luoghi comuni”; spazi standardizzati e privi di tensioni, creati a rappresentazione del comune modo di essere e pensare.

Poi, come nel Labirinto ci vien chiesto di fare delle scelte: tornare indietro e dunque uscire o verificare altre vie?

L’ Eretico, dal greco colui che sceglie, procede e, libero dai preconcetti, trova  e sceglie una strada diversa, la scelta sta alla curiosità, l’attraversamento alla necessità. Un passaggio ci porta nello spazio intimo e segreto di ciascuno di noi, quello spazio dove finalmente comunicare liberi da vincoli. Qui nella “stanza dei segreti” le relazioni sono prive di sovrastrutture, questo spazio privato fuori dal tempo è un luogo di contatto diretto e di comunità d’intenti.

Bulgini e Froglia si ritrovano in questo spazio segreto.

Angelo Froglia nel 1984 destabilizza la critica d’arte creando le false teste di Modigliani. Da 30 anni il sistema dell’arte nasconde questa operazione concettuale che mette in discussione tutto il sistema della critica minandone le fondamenta.

Il manifesto originale della mostra “Modigliani – Gli anni della scultura” inaugurata nel 1984 e vidimato dal servizio affissioni del Comune di Livorno, dialoga con uno dei quadri neri di Bulgini, della serie Hairetikos. In entrambe le opere coesistono due dimensioni. Una prima lettura semplice ma ingannevole, una seconda visibile solo se si approfondisce. Entrambe le opere mettono in crisi il sistema di comunicazione.

Froglia adopera il bisturi dell’artista intervenendo lì dove leggenda e storia s’incrociano, egli non realizza dei falsi ma anzi fornisce gli strumenti necessari alla critica per capire l’inganno.

La critica si ferma però a una prima lettura, semplice ma ingannevole.

Bulgini a sua volta ci mostra i suoi apparenti monocromi, inutili perché anacronistici. Opere che in prima lettura riflettono lo spettatore in modo autoreferenziale, ma tramite una più attenta analisi anch’egli fornisce gli strumenti d’indagine per attraversare la superficie e arrivare al di là dell’inganno.

Entrambe le opere dunque, potenziandosi l’una con l’altra, parlano dell’incapacità di vedere. Si palesano a chi sa e vuole vedere.

Hairetikos è il titolo del ciclo di lavori di Alessandro Bulgini dal 2001, performances, quadri, fotografie e installazioni, strumenti diversi, atti di opposizione ad una verità ritenuta assoluta, tentativi di indicare qualcosa al di là del visibile. Opere che con differenti modalità parlano della lateralità, di ciò che è altro, diverso, di ciò e di chi è altrove e della possibilità di vedere.

Flashback 2014. il labirinto

FLASHBACK | IL LABIRINTO

Ci si addentra nel labirinto per conoscere se stessi. Il disordine e’ quasi sempre casuale, l’ingresso coincide con l’uscita nella dialettica dell’eterno ritorno.

La manifestazione propone ogni giorno un ricco programma culturale che sviluppa ed approfondice i temi della fiera e che vede la propria peculiarita’ nell’approccio trasversale dei temi affrontati; una visione che spazia nel tempo, che analizza i fenomeni nella loro evoluzione dall’antichita’ alla contemporaneità.

PROGRAMMA

 

Flashback exhibition 2013. Timeless. Segreti futuri rubati a tempi passati

flashback exhibition

TimelessSegreti futuri rubati a tempi passati
Una mostra ideata e curata da: Giuseppe Iannaccone e Rischa Paterlini
Musica: The Bryan Ferry Orchestra “The Jazz Age” – Just like you

Con la collaborazione di
AXA ART
Open CARE spa

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Il passaggio dalla vita all’aldilà, tra gli antichi egizi, avveniva attraversando un corridoio lungo e stretto, ricco di rilievi e pitture che regalava all’anima del defunto un viaggio verso l’eterno costellato di memorie passate.

Anche oggi, attraverso un corridoio lungo e stretto, si vuole proporre allo spettatore un viaggio nel tempo, dove il tempo, pur essendo protagonista assoluto, non esiste.

Grazie ad alcune opere della collezione di casa Iannaccone, nata agli inizi degli anni ‘90 con l’intento di narrare vissuto di uomini “comuni” in anni di guerra, si è voluto esplorare la relazione tra l’uomo del passato, del presente e quello del futuro.

Se è vero che l’opera d’arte nasce dall’idea e dalla volontà dell’artista, è anche vero che questa vive e assume significato solamente negli occhi dell’osservatore contemporaneo.

… L’atmosfera, che si respirava negli anni trenta, era curiosa. Accadeva quello che accadeva, ma la gente avrebbe voluto che un quadro fosse il solito fatto da sala da pranzo o da sala di soggiorno o da finta sagrestia che aveva ormai accettato che fosse… scriveva Elio Vittorini.

In realtà erano tempi, fatti di mistero, malinconia, nostalgia, silenzio, caos e speranza e il desiderio di un nutrito gruppo di artisti, era quello di raccontare la vita di tutti i giorni così com’era, con le sue sofferenze e le sue contraddizioni.

E’ così che sono nate le nature morte di Renato Guttuso.

La bottiglia a spirale di opaline, tipicamente morandiane, è affiancata ai fiaschi di vino, uno addirittura con il collo rotto, che rimanda alla dimensione quotidiana e alla necessità dell’artista di abbracciare la vita.

Il caffè affollato di Arnaldo Badodi, non parla di allegria né tantomeno di spensieratezza, come imponeva il Regime e come potrebbe apparire a un primo sguardo disattento, ma di una realtà fatta di guerra, di povertà, ricca solo di chiacchiere inutili e imbarazzanti silenzi.

E cosa dire della figura femminile nuda, in solitudine, sdraiata in un ambiente senza tempo? Se è vero che in passato poteva rimandare alla frequentazione dei postriboli, diffusa in anni di guerra, osservandola con gli occhi di oggi è una donna di sempre e i suoi pensieri potrebbero essere i nostri pensieri.

Alla fine del corridoio ci attende “il Caos” di Renato Birolli: una serie di figure umane tenta l’ascesa di una parete rocciosa, alla cui sommità si trova un sole raggiante. Esse però precipitano, una alla volta, in un inferno confusionario, dove chi le ha precedute giace inerme.

…questo clima non resta chiuso nel quadro, definito e sepoltovi. Esso si espande a significare una condizione più vasta ed esterna. Molto più collegata al mondo di quanto non sarebbe un riferimento veristico… scriveva nei suoi Taccuini Renato Birolli.

Il tempo è beffardo… e allora non ci resta che pensare a quella donna al caffè, con quel cappellino, l’abito giallo e la pelliccia che, seduta con un bicchiere di Campari, guarda avanti a se, immobile, il passare della storia in attesa di “non si sa bene cosa”.

1 – Fausto Pirandello La lettera, olio su cartone cm 70×53
2 – Renato Guttuso Ritratto di Antonino Santangelo, olio su tela cm 100×70
3 – Mario Mafai Garofani bianchi con mammole, olio su tela cm 51×39
4 – Carlo Levi Nudo sdraiato, olio su tela cm 92×73
5 – Renato Guttuso La finestra blu olio su tela cm 45×50
6 – Antonietta de Simon Raphael Natura morta con chitarra olio su tavola cm 39×45
7 – Arnaldo Badodi Soprabito su divano olio si tela cm 60×70
8 – Renato Birolli Signora con cappello (Ritratto di Enrica Cavallo) olio su tela cm 84×57
9 – Antonietta de Simon Raphael Yom Kippur in the Sinagogue olio su tela cm 48×64
10 – Alberto Ziveri Una rissa olio su tela cm 65×70
11 – Arnaldo Badodi Il Circo olio su tela cm 55×70
12 – Arnaldo Badodi Caffè olio su compensato cm 48×58
13 – Renato Birolli Il Caos olio su tela cm 110×90
14 – Arnaldo Badodi Donna al Caffè olio su tavola cm 40×30

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