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FLASHBACK, la fiera più contemporanea di arte antica e moderna, (decretata da Artribune la migliore fiera italiana del duemiladiciassette) giunge, nel 2018, alla sua sesta edizione.

Il nome della manifestazione racchiude contenuti e intenzioni.

Da un lato il nome: FLASHBACK, lo sconvolgimento temporale della narrazione, tramite la quale si trasporta il passato nel presente, dall’altro il progetto espositivo: L’ARTE È TUTTA CONTEMPORANEA che s’ispira alla ricerca concettuale di Gino De Dominicis sul tema dell’immortalità e che sottolinea la “contemporaneità” dell’esperienza di fruizione dell’opera e l’atemporalità dell’opera stessa.

FLASHBACK fornisce dunque strumenti di conoscenza, per aiutarci a riconfigurare la nostra identità e a costruire la memoria di chi siamo stati e soprattutto di chi potremo essere. Non una ricerca archeologica nel nostro passato ma la consapevolezza di quanto questo sia parte integrante del nostro spazio di esistenza.

Per la sua sesta edizione FLASHBACK stigmatizza contenuti che appartengono al progetto fin dalla sua nascita. La necessità di “utilizzare il preesistente”, di far sì che quello che è già presente possa rappresentare un’opportunità per provare a porre le basi della società del futuro.

FLASHBACK 2018: LE RIVE DI UN ALTRO MARE

L’attività di FLASHBACK può configurarsi come un’azione di antropologia culturale fantascientifica. Da un lato FLASHBACK agisce come un antropologo studiando differenze e somiglianze culturali tra i vari popoli dai primordi della civiltà ai giorni nostri. Dall’altro utilizza le capacità immaginifiche della fantascienza in quanto riflessione sull’uomo, sulle sue paure e le sue aspirazioni.

E’ Chad Oliver, antropologo e scrittore di fantascienza, l’autore dal quale attingiamo. Le rive di un altro mare è un inno alla necessità di comprensione tra civiltà, un inno alla mixité.

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MV: Ma non crede lei che l’arte contemporanea, fondata sul principio della soggettivita’, sia radicalmente diversa da quella antica?
GDD: L’arte in realta’ e’ tutta contemporanea. Altrimenti sarebbe come se lei vedesse arrivare un’automobile del 1920 e decidesse di attraversare tranquillamente la strada pensando di non poter essere investita, perche’ quell’automobile e’ di un’altra epoca. Mentre non e’ cosi’. Per le opere d’arte e’ lo stesso. Sono sempre in diretta.
MV: Percio’ secondo lei non c’e’ differenza tra una madonna di Brunelleschi e un ritratto di Picabia?
GDD: C’e’ differenza. Ma sono entrambi contemporanei, viventi. L’opera d’arte e’ un oggetto vivente.

Intervista di Marina Valensise a Gino De Dominicis Il Foglio 20 marzo 1997