TORSO MASCHILE ROMANO

I-II secolo DC
Bronzo, altezza cm 37, larghezza cm 59

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Provenienza:
Olanda, collezione privata
Regno Unito, collezione privata (dal 1990 ca.)
Londra, galleria David Aaron
Londra, collezione privata

Questo vigoroso e intenso frammento di busto romano in bronzo, databile tra il I e il II secolo DC, proviene da quella che doveva essere una scultura di un atleta o di un guerriero, di grandezza superiore a quella naturale, molto probabilmente nella posizione derivata dal Doriforo di Policleto. Il Doriforo originale, realizzato in bronzo e purtroppo andato perduto, è una delle sculture più celebrate dell’antichità classica Greca e ritraeva un atleta o un guerriero di solida muscolatura nell’atto di sorreggere una lancia in equilibrio sulla spalla sinistra. In gran parte la popolarità di Policleto era dovuta al fatto che con i suoi Doriforo e Diadumeno aveva risolto il problema della rappresentazione ideale della figura maschile di atleta, in piedi e in torsione. Al contrario degli arcaici Kuroi, raffigurati in posizioni rigide e innaturali derivati dai modelli egiziani, le sculture classiche hanno un senso di movimento raggiunto grazie a posizioni note come contrapposto. Il Doriforo si presenta in tale posa, con il peso su di una gamba dritta, mentre l’altra è piegata e rilassata. Le braccia, di cui una flessa e l’altra distesa lungo il lato, controbilanciano le gambe. Il movimento, la tensione e lo spostamento di peso creano l’impressione di mozione.
Anche se di questa scultura romana sopravvive solo il torso, di un realismo bruto, rende comunque l’idea delle sembianze originarie della scultura. Rappresentata in un’eroica nudità, con muscolature e proporzioni giovanili idealizzate, questo frammento sopravvive da sopra l’ombelico, e mostra un ampio torace, la schiena e le spalle. La disposizione delle spalle suggerisce che le braccia avrebbero potuto essere aperte, con la destra leggermente sollevata.
Nel I e II secolo DC i Romani hanno avuto un particolare interesse per la figura di Policleto, creando esatte repliche dei suoi lavori e varianti nel suo stile. La scultura eccezionale del Minneapolis Institute of Arts (inv. 86.6), databile tra 120 e 150 AC, è una delle poche copie rimaste quasi intatta. Un’altra copia realizzata in marmo è quella del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (inv. 6011) e un incredibile esempio in basalto di torso di Doriforo è quello presso gli Uffizi di Firenze (inv. 308).
La posizione e le proporzioni del bronzo originale erano facilmente adattatabili, come nel nostro caso, a soddisfare le esigenze della statuaria romana. Il bronzo, con la sua resistenza alla trazione, gli effetti riflettenti e la capacità di trattenere dettagli più raffinati rispetto al marmo, è stato impiegato per creare composizioni dinamiche e sfoggio abbagliante del corpo nudo.
Il nostro torso romano è stato realizzato con la tecnica della cera persa, metodo usato fin da tempi antichi ma sviluppato e migliorato dai Greci per creare sculture più grandi e a grandezza naturale. Per una figura in bronzo di queste dimensioni, l’artista avrebbe creato uno stampo in più parti: la testa, il torso, le braccia e le armi. Queste sarebbero state poi assemblate in seguito e l’abilità con cui sono state realizzate queste giunzioni nell’antichità è una delle più grandi conquiste tecniche della lavorazione del bronzo di epoca greca e romana.

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