JAN VERMEULEN
(Haarlem, 1638 – 1674)

Vanitas, natura morta con specchio, teschio, libri, flauto dolce e violino
Olio su pannello di quercia, cm 42.5 x 55.5

View in room Contatta la galleria

Firmato sullo spartito musicale con le iniziali “JVM”

Provenienza:
Christie’s Amsterdam, 11 Maggio 2005, lotto 74 Collezione privata, Olanda
Salomon Lilian Gallery, Amsterdam-Geneva

Esposizioni:
TEFAF, Maastricht, The Netherlands, 2015 London Art Week, 2018

In uno spazio non ben definito, un piccolo assortimento di oggetti tipici della vanitas giacciono su di un tavolo di legno parzialmente rivestito da un drappo azzurro. All’estrema sinistra troviamo uno specchio ottagonale con cornice in ebano che riflette l’immagine di un teschio umano e di un violino con l’archetto in equilibrio sul violino stesso. Appoggiati contro il muro scuro vi sono tre libri e, a loro fianco, una clessidra. Il teschio, che poggia su di una raccolta spiegazzata di spartiti e altre lettere o documenti, è illuminato da una intensa fonte di luce proveniente da sinistra mentre il grande sigillo di ceralacca, che sembra pendere dalle carte stesse, offre una nota di colore rosso acceso. Il flauto dolce soprano con l’imboccatura rivestita d’ottone è raffigurato con scorcio prospettico e tende verso l’osservatore.
Si tratta di oggetti che tipicamente alludono al mondo della vanitas come gli specchi, che rimandano immagini fugaci, o gli strumenti musicali metafora della caducità della vita per la rapidità con cui il loro suono si perde, o ancora i libri che nell’iconografia della vanitas stavano ad indicare la futilità e vacuità dell’uomo e del suo sapere di fronte al tempo che tutto annienta, mentre l’aspetto consunto degli spartiti e delle carte sottolinea la vulnerabilità del materiale stesso e allude apertamente alla sua decomposizione.
Jan Vermeulen, l’enigmatico pittore di Haarlem, era specializzato in questa particolare tipologia di vanitas; teschi, libri, clessidre e strumenti musicali adagiati su di mensola lignea o marmorea erano suoi consueti elementi compositivi. La presenza del flauto dolce o di altri strumenti a fiato come la bombarda è talmente ricorrente nei quadri di Vermeulen da poter essere considerata al pari di una seconda firma. Solitamente gli oggetti appaiono accatastati gli uni sugli altri e quasi sempre disposti lungo una linea compositiva diagonale. Altro tratto distintivo è il drappo azzurro adagiato sul tavolo, contraltare efficace alla gamma di caldi toni marroni. Vermeulen dipinge in modo sicuro, spontaneo, con pennellate visibili e talvolta leste. Tutti questi tratti distintivi sono presenti nel nostro dipinto.
Sebbene esistano quadri di Vermeulen della stessa dimensione o anche più piccoli, si tratta, solitamente, di opere di maggiori dimensioni rispetto a quella in esame. Tuttavia la prospettiva dal basso verso l’alto compensa la minuta dimensione del dipinto, il tavolo si trova vicino al piano pittorico e l’artista inquadra e mette a fuoco efficacemente gli oggetti.
Per quanto Vermeulen non sia un nome così familiare, è stato oggetto di attenzione da parte di alcuni grandi intenditori: Abraham Bredius (1855-1946), ad esempio, possedeva una piccola vanitas di Vermeulen, che in seguito lasciò in eredità al museo Mauritshius (inv.n.662). Lo stesso, inoltre accenna più volte a dipinti di Vermeulen in vari cataloghi di artisti. Già nel 1901 Cornelis Hofstede de Groot (1863-1930) aveva notato forti somiglianze tra Vermeulen e Edwaert Collier ( 1642-1708) sia nello stile che nella scelta degli oggetti ritratti. Anni dopo, Laurens Jan Bol (1898-1994), critico d’arte e direttore del museo Dordrechts, cita, riunendoli insieme, gli artisti Collier, Vermeulen e il pittore della scuola di Haarlem Vincent Laurensz van der Vinne (1628-1702). L’esatto rapporto esistente tra questi tre artisti deve ancora essere indagato a fondo e, tuttavia, in considerazione dei rispettivi dati biografici, è probabile che l’opera di Vermeulen abbia influenzato i due più giovani pittori.
La tendenza di Jan Vermeulen di firmare ma non datare le sue opere interferisce nella ricostruzione del suo sviluppo stilistico ed è quindi purtroppo impossibile offrire supposizioni fondate circa la data dell’opera in oggetto. L’unico quadro esistente datato è quello del 1654, ciononostante dal 1652 in poi le sue nature morte sono rintracciabili negli inventari di Haarlem e ciò suggerisce che all’epoca Vermeulen fosse già attivo da qualche tempo, almeno da una decina di anni. Varie collezioni museali espongono suoi quadri come lo Stadtische Kunstammlungen a Augsburg, lo Statens Museum for Kunst a Copenhagen, il Mauritshius all’Aia con due quadri presenti e il museo di Belle Arti a Nantes.
Vermeulen non riteneva i confini del suo ambito di lavoro una limitazione ma l’occasione di esplorare le molteplici possibilità offerte da quel tema. Le sue nature morte mostrano una gamma di approcci in cui la combinazione dei colori, la luce, la prospettiva, la disposizione degli oggetti e l’immaginario della vanitas producono sottili variazioni sul tema, a testimoniare la versatilità di Vermeulen. L’intima composizione in esame offre un altro e ulteriore approccio al corpus di opere di Vermeulen e ne arricchisce l’intera raccolta.
Poco è noto della vita di Jan Vermeulen. Non si conoscono con esattezza data e luogo di nascita, né siamo in grado di dire chi fu il suo maestro. Abbiamo notizie della sua presenza a Haarlem nel 1638 probabilmente coincidente a quella di un Johannes van del Moolen citata nei registri del 1651 della Gilda di San Luca a Haarlem. L’artista compare di nuovo nei registri nel 1655 a causa di una multa per essere venuto meno ai suoi doveri come membro della gilda. Nel 1674 si sposa per la seconda volta e questa è l’ultima testimonianza biografica che ci è pervenuta. Tutti i quadri attribuiti a Vermeulen sono contraddistinti dalle iniziali (I.V.M oppure J.V.M.) o dal nome completo (J.V. Meulen oppure J.v. Meulen).
Jasper Hillegers, traduzione di Silvia Lupi

Range di prezzo:
10.000 – 50.000 €