Special project>Flashback è opera viva

Mariapaola Infuso, ***topia

Mariapaola Infuso, ***topia (2021)


Flashback, l’arte è tutta contemporanea

presenta

 The Flashback Special Project Opera Viva Barriera di Milano, il Manifesto

Mariapaola Infuso 
***topia (2021)

Inaugurazione mercoledì 30 giugno, alle ore 18.30
piazza Bottesini, Torino
e in diretta Facebook (@flashbackfair)

Mercoledì 30 giugno alle ore 18.30 si inaugura in piazza Bottesini a Torino e in diretta Facebook – @flashbackfair – il terzo manifesto di Opera Viva Barriera di Milano, progetto ideato da Alessandro Bulgini, curato da Christian Caliandro e sostenuto dalla fiera d’arte Flashback, con l’opera ***topia di Mariapaola Infuso (2021).

Dopo la tavola imbandita del progetto senzazioni di Emanuela Barilozzi Caruso e la fila davanti al Multicinema Modernissimo di Napoli fotografata da Erika Nevia Cervo in Utile, questo nuovo racconto in presa diretta del progetto Opera Viva Barriera di Milano prosegue con la sua terza puntata, il manifesto ideato da Mariapaola Infuso.

In questa opera l’artista immagina il cartellone pubblicitario di Piazza Bottesini come una sorta di schermo, su cui è installata un’immagine che a sua volta funziona come un punto di incontro e di fusione. ***topia, infatti, si inserisce sul doppio livello analogico e digitale: al centro del grande rettangolo che sembra un’opera astratta, e che è ottenuto attraverso un collage di immagini digitali del quartiere, è sovrapposta una pellicola che riflette la realtà della rotonda. Oggetto dell’opera è insomma un doppio registro di percezione di Barriera di Milano, secondo un percorso e una riflessione che l’autrice stessa spiega così“***topia è uno spazio connesso a tutti gli altri spazi, un luogo aperto su altri luoghi, la cuifunzione è di mettere in relazione gli ambienti e le persone. Un luogo reale dove è permesso riflettersi e concedersi una sosta, una pausa. Una finestra sul quartiere che richiama la partecipazione dell’osservatore alla relazione con l’opera. ***topia è circoscritto da uno specchio che riflette la città, il quartiere, l’osservatore. Uno specchio dove guardarsi, dove guardare, osservare con occhi diversi la realtà. Un luogo per la consapevolezza, per la riflessione e la messa in discussione del mondo d’oggi, della società contemporanea afflitta da un momento storico difficile. Uno spazio esterno ai soliti perimetri del nostro contemporaneo, fuori dalle case e fuori dai musei; per la strada dove tutto accade alla luce del sole”.

Nella teoria della pratica della pop art di Andy Warhol, per esempio, la natura intima della reflection sta non solo nel rispecchiare noi stessi, la nostra identità (in modo da conoscerla e riconoscerla) ma nel rispecchiare la realtà in noi stessi, in modo da riconoscere la realtà stessa e la sua verità: “I’ll be your mirror / Reflect what you are, in case you don’t know /  I’ll be the wind, the rain and the sunset / The light on your door to show that you’re home / When you think the night has seen your mind / That inside you’re twisted and unkind / Let me stand to show that you are blind / Please put down your hands / ‘Cause I see you” (Velvet Underground, I’ll Be Your Mirror, 1967).

 ‘Per strada dove tutto accade alla luce del sole’: questa frase di Mariapaola Infuso potrebbe quasi essere uno slogan di tutto il progetto Opera Viva Barriera di Milano – commentano Alessandro Bulgini e Christian Caliandro –, che da sei edizioni si basa proprio sull’idea di un’arte che fuoriesce dagli spazi espositivi tradizionali e istituzionali, e che si inoltra nello spazio urbano e nel tessuto del mondo. 

Nata nel settembre del 1995 a Torino, Mariapaola Infuso frequenta il corso di studi in Nuove Tecnologie dell’Arte presso l’Accademia Ligustica di Genova. Il suo metodo espressivo è multidisciplinare e stratificato: fotografia, installazione, video e animazione, ma anche cura per la materia e lo spazio sono la base della sua ricerca artistica. Analizza la flessibilità del medium fotografico per avvicinarsi al mezzo da una grande varietà di angolazioni possibili; scomponendo e riassemblando l’immagine come fosse materia viva. Il lavoro che persegue è quello di investigazione sui lati più fragili e umani della società attuale.

Erika Nevia Cervo, Utile

Erika Nevia Cervo, Utile (maggio, 2020)


Flashback, l’arte è tutta contemporanea

presenta

The flashback special project Opera Viva Barriera di Milano, il Manifesto

Erika Nevia Cervo
Utile (2020)


Inaugurazione giovedì 3 giugno, alle ore 18.30
 Piazza Bottesini, Torino

e in diretta Facebook (@flashbackfair)


Giovedì 3 giugno alle ore 18.30 si inaugura in piazza Bottesini e in diretta Facebook – @flashbackfair – il secondo manifesto di Opera Viva Barriera di Milano, progetto ideato da Alessandro Bulgini, curato da Christian Caliandro e sostenuto dalla fiera d’arte Flashback: Utile di Erika Nevia Cervo (2020)

Dopo la tavola imbandita del progetto senzazioni di Emanuela Caruso, che aveva preso corpo a Palermo nel marzo di quest’anno a casa dell’artista, questo racconto della fase che stiamo vivendo attraverso le opere delle vincitrici della call per la sesta edizione di Opera Viva Barriera di Milano prosegue ora con il manifesto di Erika Nevia Cervo, Utile. La fotografia ritrae una situazione impossibile, almeno a maggio dello scorso anno: una fila – ordinata e distanziata – di persone davanti alla saracinesca abbassata del Multicinema Modernissimo di Napoli. 

Amici e conoscenti dell’autrice si sono dunque prestati alla realizzazione di una sorta di “quadro”, che a sua volta riproduceva una condizione purtroppo lontana dalla realtà, e da una normalità sospesa. Una rete di enti e associazioni (composta dal collettivo artistico ABC, dalla piattaforma Nation 2.0 con sede a Dubai negli Emirati Arabi, da Mincione Edizioni e dallo Spazio Y di Roma) ha invitato l’artista a realizzare un lavoro sul concetto di basic necessities, di necessità primarie e fondamentali. 

Ne è nato il progetto condensato in questa immagine, una critica alla retorica dei “beni di prima necessità” che ha caratterizzato questo anno di pandemia, specialmente nella sua fase iniziale: una retorica legata a criteri di efficienza, di produttività, che per sua natura ha in gran parte rimosso la cultura, le sue realtà lavorative e i suoi luoghi.

Come afferma la stessa artista: “Nel primissimo periodo de ‘l’era covid’, in pieno lockdown, ho subìto come ingiustizia il diktat della prima necessità: una fase in cui il governo italiano, dimentico dell’importanza basilare della produzione culturale, si affrettava a dare i primi aiuti alle industrie. Tra lo sfrecciare delle camionette della polizia, in una Napoli ineditamente deserta, ho chiamato a raccolta un piccolo gruppo di persone (per lo più teatranti, artisti, musicisti) per trovarci tutti in fila davanti ad un cinema chiuso.”

Erika Nevia Cervo riflette dunque su questo tema a partire non solo dalla propria visione artistica, ma anche dalla propria esperienza di vita e di professione, legata al teatro. Così, la fila in paziente attesa davanti al cinema multisala (con le locandine di Volevo nascondermi e Parasite, gli ultimi film visti in quella sala prima di una lunghissima interruzione, a congelare un preciso momento storico e collettivo) restituisce l’immagine di una condizione che, a un anno esatto di distanza, è ancora estremamente attuale. 

Ciò che queste persone e questa immagine ci dicono è che arte e cultura sono beni primari, di prima necessità, utili per definizione – e come tali dovrebbero essere disponibili per tutti, in ogni momento.


Erika Nevia Cervo affronta la riscoperta e rigenerazione del sé attraverso la scultura. L’artista utilizza materiali e medium diversi a seconda delle necessità espressive. È co-fondatrice dello studio Cervo nel centro storico di Napoli. Diplomata al Liceo artistico e alla triennale in Archeologia e Storia delle Arti alla Federico II di Napoli Erika è stata selezionata alla call Reclaim di Cheap festival 2020, affissione poster in via Marchesana a Bologna. È vincitrice del concorso Exibartloves Verona 2018 e autrice della pubblicazione foto “psnluci” sul numero 102 del cartaceo di Exibart.

FLASHBACK – Next Edition 2021 – Stay Tuned!


Flashback, l’arte è tutta contemporanea
Torino, 4  – 7 novembre 2021
 

Al via i preparativi per la nona edizione di Flashback, la fiera dove l’arte è tutta contemporanea.

Si ricomincia con un nuovo tema e con una nuova energia: vi aggiorneremo passo passo, per questo continuate a seguirci, non mancheranno le novità!

Per adesso vi anticipiamo solo la prima: le application rimarranno aperte fino al 15 settembre.

Flashback l’arte è tutta contemporanea 2021… stay tuned!

Emanuela Barilozzi Caruso, senzazioni

Emanuela Barilozzi Caruso, senzazioni (2021)


Flashback, l’arte è tutta contemporanea

presenta

The flashback special project Opera Viva Barriera di Milano, il Manifesto

Emanuela Barilozzi Caruso
senzazioni (2021)

Inaugurazione Mercoledì 5 maggio, alle ore 18.30
Piazza Bottesini, Torino
in diretta Facebook (@flashbackfair)


Mercoledì 5 maggio alle ore 18.30 si inaugura in piazza Bottesini e in diretta Facebook – @flashbackfair – il primo manifesto di Opera Viva Barriera di Milano, progetto ideato da Alessandro Bulgini, curato da Christian Caliandro e sostenuto dalla fiera d’arte Flashback: senzazioni di Emanuela Barilozzi Caruso (2021) 

Il primo manifesto della sesta edizione di Opera Viva Barriera di Milano, tra gli otto vincitori della open call, è Emanuela Barilozzi Caruso (che aveva già vinto la call del 2019). La fotografia ritrae dall’alto una tavola apparecchiata e ingombra di piatti, posate, bicchieri, bottiglie, residui di cibo; sulla tovaglia riconosciamo scritte, disegni, messaggi.

Sono le tracce di un complesso progetto dal titolo senzazioni che ha impegnato l’artista – trasferitasi lo scorso anno a Palermo, proprio all’inizio della pandemia – e un gruppo di amici e conoscenti. Si tratta di un’opera costruita giorno per giorno e incentrata sulla relazione, sullo scambio e sull’esperienza. Questo lavoro vive in stretto dialogo con il contesto fisico e anche normativo in cui nasce, e in particolare con le limitazioni sociali dovute al Covid in vigore questa primavera. Il D.P.C.M. del 2 marzo 2021 recita infatti: “nelle Regioni nelle quali si applicano le misure stabilite per la zona arancione, è consentito, in ambito comunale, lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 5 e le ore 22, e nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi.”

La tavola allestita da Emanuela Barilozzi Caruso per l’occasione non è stata mai sparecchiata per undici giorni, e ha ospitato tre colazioni, quattro pranzi e sette cene per venticinque ospiti, suddivisi per due alla volta. Il risultato è una serie di fotografie, di cui quella scelta per il manifesto fa parte, che documentano i momenti di dialogo e di incontro. Naturalmente, un lavoro di questo tipo trascende la testimonianza visiva, e vive soprattutto nella dimensione dell’esperienza diretta e del ricordo successivo. 

Come afferma l’artista: “senzazioni è un’opera collettiva fatta di idee, risate, silenzi, imbarazzi, incontri e separazioni. In totale sicurezza, siamo stati insieme e abbiamo lasciato piatti, posate, bicchieri, disegni, appunti, resti di cibo come una traccia spontanea per chi sarebbe venuto dopo. È stata un’occasione preziosa, intima, per vedere l’altro e riconoscerlo profondamente. senzazioni è una foto di gruppo – nel tempo e nello spazio – che racconta una certezza: alla base della vita e dell’arte ci sono i rapporti umani, capaci di far ammalare ma anche in grado farci guarire.”

Questa idea della relazione umana capace di curare e guarire, è il risultato di una riflessione portata avanti nel corso dell’ultimo anno, e prodotta dalla gigantesca mutazione che tutti stiamo vivendo. Proprio in un momento in cui è così difficile incontrare le persone, incontrare l’altro, questo progetto rivendica l’importanza e la necessità di questo dialogo e di questo ascolto, pur nel pieno rispetto delle regole. E rivela come un nucleo prezioso la capacità degli individui di essere se stessi una volta riuniti attorno al tavolo, di dare il meglio di sé, di trasformarsi – superando spontaneamente ogni tentazione di imporsi e ogni protagonismo.

Emanuela Barilozzi Caruso, classe 1983, è nata, vive e lavora a Roma. Fotografa e ‎performer, ha esposto durante importanti eventi e partecipato a diverse residenze: Padiglione Indiano alla ‎Biennale di Praga, 2011; Biennale di Venezia, 2013; Macro, 2014; Salon, 2015; BoCS Art, 2017.‎  Ha iniziato la sua carriera come attrice professionista e ora è un’artista visiva, attualmente residente a Palermo. Diplomata alla Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, il suo lavoro è caratterizzato dall’uso della fotografia, del disegno e della performance, un lavoro che si adatta alle situazioni in cui si trova ad agire. L’interesse di Emanuela si concentra sui processi relazionali vissuti in prima persona con un tempo sempre molto ampio e diversificato, i cui risultati si svelano con lavori su carta, stampe fotografiche e azioni performative.

L’arte non si arrende mai. Al via alla VII edizione di Opera Viva il Manifesto


Flashback, l’arte è tutta contemporanea
The Flashback special project, Opera Viva Barriera di Milano, il Manifesto, ed. 2021


presenta


Le 8 vincitrici del bando e il primo manifesto:

“senzazioni” di Emanuela Barilozzi Caruso (2021)
Inaugurazione Mercoledì 5 maggio, alle ore 18.30
 Piazza Bottesini, Torino


L’arte contemporanea non si è fermata malgrado i cambi di colori e i vari lockdown. Gli artisti hanno continuato a creare e a riflettere sulla situazione attuale e sul mondo che verrà. Inevitabile che il riferimento alla pandemia in corso emergesse anche nella risposta delle otto artiste vincitrici della call lanciata da Flashback, tutta l’arte è contemporanea per Flashback è Opera Viva, finalizzata alla realizzazione di un manifesto di grandi dimensioni che, con cadenza mensile a partire dal 5 maggio 2021, verrà affisso in piazza Bottesini, cimasa 50530, cuore del quartiere “Barriera di Milano” a Torino. 

“In questa settima edizione di Opera Viva Barriera di Milano, il Manifesto – sottolinea Christian Caliandro, curatore del progetto e membro della giuria di selezione – gli otto manifesti vincitori della call sono realizzati tutti da artiste: non era un risultato previsto, ma mi fa molto piacere perché credo sia un riflesso dell’importante momento storico. Le immagini vincitrici raccontano bene, ognuna con il proprio approccio e il proprio stile, la fase complessa che stiamo vivendo, senza mai risultare didascaliche. Coscienza politica, attenzione alla natura e all’ambiente, resistenza, centralità delle relazioni, la fatica e la ripetizione ma soprattutto la speranza e la conquista di una nuova consapevolezza, sono temi che il pubblico potrà leggere nei manifesti”. 

Con questo progetto ideato nel 2015 dall’artista Alessandro Bulgini, lo spazio comunale, tradizionalmente riservato a cartelloni pubblicitari, diventa opera d’artista e accompagna le persone per tutto l’anno entrando a far parte delle loro giornate sottolineando così la funzione “quotidiana” dell’opera all’interno di un contesto e di una comunità urbana. Negli anni sono stati 34 gli artisti nazionali e internazionali coinvolti in questo grande progetto di committenza artistica outdoor. 

Mercoledì 5 maggio alle ore 18.30 verrà inaugurato (anche in diretta Facebook, sul canale @flashbackfair) il primo dei nove manifesti che si susseguiranno in piazza Bottesini nei prossimi mesi. L’inizio del ciclo di arte urbana di quest’anno è forte e significativo del periodo che abbiamo, e stiamo, vivendo: l’opera “senzazioni” di Emanuela Barilozzi Caruso.


***

Le artiste vincitrici della settima edizione 2021, affiancate dall’ideatore del progetto Bulgini, sono: Ilaria Abbiento, Emanuela Barilozzi Caruso, Federica Belli, Maria Paola Infuso, Erika Nevia Cervo, Federica Peyrolo, Lucrezia Testa Iannilli, Tatiana Villani. 

Membri della giuria di selezione: Alessandro Bulgini, artista visivo e ideatore del progetto, Torino; Christian Caliandro, curatore e storico dell’arte, Bari; Iginio De Luca, artista, Roma; Fulvio Gianaria, presidente OGR, Torino; Ginevra Pucci e Stefania Poddighe, direttrici di Flashback, Torino; Diego Sileo, curatore PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano.

Chiusura Open Call Opera Viva Barriera di Milano, il Manifesto


Flashback special project >> Flashback è Opera Viva
Opera Viva Barriera di Milano, Il Manifesto edizione 2021
Piazza Bottesini, Torino


Open call per artisti visivi – Last Chance

Il bando di partecipazione per l’edizione 2021 di Opera Viva Barriera di Milano, Il Manifesto scade oggi. 
Questo è l’ultimo giorno in cui potrete inviarci le vostre opere, vi aspettiamo fino a mezzanotte!

Vi ricordiamo anche che per partecipare dovete scaricare il bando sul nostro sito all’indirizzo: https://www.flashback.to.it/it/category/flashback_specialproject-opera-viva/?n=1

Dal 2015 sono tantissimi coloro che hanno occupato lo spazio affissioni di 6 metri x 3 in piazza Bottesini a Torino. Artisti giovanissimi e artisti affermati, italiani e stranieri, tutti si sono confrontati con il territorio accogliendo la sfida di creare un’opera che fosse capace di entrare con forza e rispetto nelle vite degli abitanti del quartiere, accompagnando giorno per giorno la loro quotidianità.

Il progetto Opera Viva Barriera di Milano, Il Manifesto nasce dalla mente creativa di Alessandro Bulgini, artista visivo che ha scelto il quartiere Barriera di Milano come studio; il progetto è a cura di Christian Caliandro, storico dell’arte.

 Vi aspettiamo!

L’arte è tutta contemporanea…Ultimo episodio

L’ARTE È TUTTA CONTEMPORANEA, ULTIMO EPISODIO
“Miti e leggende”

“Un mito è la metafora di un mistero che va oltre la comprensione umana. Si tratta di una storia che ci aiuta a capire, per analogia, alcuni aspetti misteriosi di noi stessi.”
(Christopher Vogler)

Il percorso tra le storie antiche, i miti e leggende inizia con Narciso alla fonte, la ninfa Eco e Amore, un seicentesco olio su tela di Giovanni Andrea De Ferrari. Narciso si specchia alla fonte, con dietro Eco e Amore. Eco, condannata da Era a ripetere tutto quello che sente dire, s’innamora di Narciso, ma non viene ricambiata: morirà per questo di dolore. Narciso viene punito per la sua insensibilità da Nemesi: andato alla fonte per dissetarsi, guarda la sua immagine riflessa e se ne innamora, dimenticandosi per giorni di bere e di mangiare. Questa sarà la sua fine. 

Il mito del Ratto delle Sabine ci viene raccontato da Enrico Paulucci, con un olio su tela del 1934. Lo stile dell’opera ci ricorda quello post-impressionista. Il quadro ritrae il momento in cui i romani, rappresentati senza vestiti, rapiscono le sabine. Le donne, disperate, cercano di scappare, ma alcune sono già sopraffatte e rassegnate. Tutt’intorno e all’orizzonte c’è un paesaggio brullo dai colori caldi. 

Proseguiamo con Il paradiso terrestre di Herri Met De Bles II, olio su tavolo del 1540 circa. Il paradiso terrestre, o Eden, è il luogo originario e primitivo della felicità e della purezza. Adamo ed Eva, i primi uomini sulla terra sono chiamati a godere delle bellezze di questo locus amoenus, in cui flora e fauna sono rigogliose. In quest’opera, che si può ricollegare direttamente a Bosch per la sua influenza, troviamo una foresta popolata da animali e mostri fantastici.

Salvo ci illustra il mito di Ippolito e Fedra, con l’opera omonima del 1977, olio su tavola: un momento di tensione, sottolineato dai colori accesi e dall’attesa di qualcosa di terribile che deve avvenire da un momento all’altro. Fedra, moglie di Teseo, s’innamora del figliastro Ippolito e, siccome respinta, si vendica raccontando al marito di essere stata violentata. Teseo punisce il figlio invocando Poseidone: il dio manda un’onda anomala che spaventa i cavalli del cocchio di Ippolito, che viene travolto. Il quadro rappresenta Teseo che invoca Poseidone e Ippolito a cavallo, con le onde che già si vedono all’orizzonte.

Concludiamo il nostro viaggio con l’opera Salomè di Vittorio Zecchin, olio su tavola del 1919 circa. I due volti di donna rappresentati emanano un erotismo mistico e hanno uno stile bizantineggiante che ci ricorda il pittore Gustav Klimt. La leggenda di Salomè ci narra che fece decapitare Giovanni Battista, reo di aver accusato la madre, Erodiade, di aver lasciato il padre ed essere scappata con lo zio. Il fascino di questa leggenda sta nel fatto che, nelle varie rappresentazioni degli artisti durante, i secoli madre e figlia fossero spesso scambiate: la figura che tiene la testa di Giovanni Battista è Salomè o Erodiade? Il mistero di questa doppiezza non è mai stato risolto.



Nell’immagine, in alto a sinistra: Giovanni Andrea De Ferrari, Narciso alla fonte, la ninfa Eco e Amore prima metà del XVII sec., olio su tela, cm 148 x 180, courtesy of: Arcuti Fine ArtRoma; Torino (I). Segue: Salvo, Ippolito e Fedra, 1977, olio su tavola, cm 42 x 27, courtesy of: Claudio Poleschi Arte ContemporaneaDogana (RSM).
In basso a sinistra: Enrico Paulucci, Ratto delle sabine, 1934, olio su tela, cm 65 x 100, courtesy of: Galleria d’Arte RoccatreTorino (I). Segue: Vittorio Zecchin, Salomè, 1919 ca., olio su tavola, cm 45 x 35, courtesy of: Galleria d’Arte CesaroPadova (I). Segue: Herri Met De Bles II, Il paradiso terrestre, 1540 ca., olio su tavola, cm 25 x 20, courtesy of: Caretto&OcchinegroTorino (I). 



Flashback 2020, Edizione Diffusa…Expo

800 / 900 Artstudio, Livorno, Lucca (I)…Aleandri Arte Moderna, Roma (I)…Paolo Antonacci, Roma (I)…Antonacci Lapiccirella Fine Art, Roma (I)…Arcuti Fine Art, Roma, Torino (I)…Galleria Arte Cesaro, Padova (I)…Galleria Umberto Benappi, Torino (I)…Biasutti & Biasutti, Torino (I)…Bottegantica, Milano, Bologna (I)…Callisto Fine Arts, Londra (UK)…Galleria Luigi Caretto, Torino (I), Madrid (E)…Caretto & Occhinegro, Torino (I)…Mirco Cattai Fine Art & Antique Rugs, Milano (I)…Cecchetto e Prior Alto Antiquariato, Asolo TV, Castelfranco Veneto TV (I)…Glenda Cinquegrana Art Consulting, Milano (I)…Copetti Antiquari, Udine (I)…Galleria Del Ponte, Torino (I)…Galleria dello Scudo, Verona (I)…Alessandra Di Castro Antichità, Roma (I)…Flavio Gianassi – FG Fine Art, Londra (UK)…Galleria Giamblanco, Torino (I)…Gilistra Japanese Art, Torino (I)…Il Castello, Milano (I)…ML Fine Art – Matteo Lampertico, Milano (I), Londra (UK)…Longari Arte Milano, Milano (I)…Mazzoleni, Londra (UK), Torino (I)…MB Arte Libri, Milano (I)…Il Mercante delle Venezie, Vicenza (I)…Lorenzo e Paola Monticone Gioielli d’epoca, Torino (I)…Maurizio Nobile, Bologna (I), Parigi (F)…Piacenti, Londra (UK)…Claudio Poleschi Arte Contemporanea, Dogana (RSM)…Flavio Pozzallo, Oulx TO (I)…Galleria d’Arte Roccatre, Torino (I)…Galleria Russo, Roma (I)…Schreiber Collezioni, Torino (I)…Secol-Art di Masoero, Torino (I)…Studio d’Arte Campaiola, Roma (I)…Galleria Carlo Virgilio & C., Roma (I), Londra (UK)…White Lands, Torino (I).

L’arte è tutta contemporanea…Episodio #13

L’ARTE È TUTTA CONTEMPORANEA EPISODIO #13
“Gli animali”

La fauna tra simbologie e significati nelle opere dell’ottava edizione di Flashback.

“L’uomo non sa di più degli altri animali; ne sa di meno.
Loro sanno quel che devono sapere. Noi, no.”
Fernando Pessoa


Iniziamo la nostra incursione settimanale tra le opere di Flashback individuando quelle che ci raccontano il mondo della fauna, domestica, selvatica e immaginaria. La prima è un antico e intrigante tappeto Ningxia a sfondo giallo, proveniente dalla Cina del XIX secolo, 198 x 132 cm, che rappresenta, nel suo complesso intreccio, i cani di Fo, cani della tradizione cinese chiamati anche cani guardiani. 

Focalizziamo poi la nostra attenzione su Enzo Cucchi, classe 1949. L’opera è il disegno Senza titolo del 2020 (pastelli e carbone su cartoncini bianchi assemblati a sagoma irregolare) appartenente alla serie “I Predicatori”. Il soggetto è un muso di cavallo che, attraverso il nero del carboncino, si trasforma diramandosi. L’artista con la serie “I Predicatori” fa nascere una sorta di bestiario fantastico, in cui regna l’irrazionale, la visione, il sogno.

L’incursione prosegue con la Scena pastorale di Dirck Van Den Berghen, un olio su tela del 1675. Una composizione di animali in primo piano: tre bovini, due pecore e un agnello; il sole in lontananza che emette, fra le nuvole, una luce delicata; una capanna dentro la quale scorgiamo la figura di un uomo: tutti elementi che nell’insieme rendono perfettamente la serenità della vita rurale.

Carol Rama, pittrice torinese, aggiunge un ulteriore tassello al racconto con l’opera S.T. del 1990 (pennarello e smalto su cartoncino), in cui è raffigurato un uomo con accanto un rospo color arancio; sopra, un altro rospo verde con puntini rossi, neri e gialli. Animali fantastici e totemici che l’artista era solita disegnare accanto a soggetti nudi, animali che si moltiplicano, si evolvono e che rappresentano la trasformazione.

Continuiamo con il Cavallo della Cina centrale Shaanxi, Dinastia Tang (618-907 d.C.), in terracotta grigia con policromia su ingobbio bianco, è un’opera che esprime la dinamicità di questo animale: il collo in torsione, la testa rivolta verso l’alto, le orecchie tese, la bocca aperta e la zampa destra sollevata ne fanno risaltare l’irrequietezza e la realisticità.

Infine i preziosi Orecchini in oro giallo, onice e diamanti del 1970 ca. di origine Italiana: cerchi in oro che si ispessiscono e si trasformano in teste di serpente coronate da diamanti poggiati sul fondo nero di pietra vulcanica. Sono gioielli che richiamano, per la loro forma un serpente che si morde la coda, “l’oroboro”, il simbolo dell’eterno ritorno, di tutto ciò che finisce e ricomincia in un ciclo infinito. …

Nell’immagine, in alto a sinistra: Dirck Van Den Berghen, Scena pastorale, 1675, olio su tela, cm 26,7 x 33, courtesy of Galleria Luigi Caretto (Torino, Madrid). Enzo Cucchi, Senza titolo, appartenente alla serie “I Predicatori”, 2020, pastelli e carbone su cartoncini bianchi assemblati a sagoma irregolare, cm 170 x 110, courtesy of: Aleandri Arte Moderna (Roma). Segue: Tappeto Ningxia, Cina XIX secolo, cm 198 x 132, courtesy of: Mirco Cattai Fine Art & Antique Rugs (Milano). 
In basso a sinistra: Carol Rama, S.T., 1990, pennarello e smalto su cartoncino, cm 34 x 24, courtesy of: Galleria Del Ponte (Torino). Segue: Orecchini, Italia 1970, in oro giallo onice e diamanti, courtesy of: Lorenzo e Paola Monticone Gioielli d‘Epoca (Torino). Segue: Cavallo, Cina centrale Shaanxi, Dinastia Tang 618-907 d.C., terracotta grigia con policroma su ingobbio bianco, cm 49 x 54,5, courtesy of: Schreiber Collezioni (Torino).

Opera Viva, il Manifesto…Open call

Raffaele Fiorella, Tassoeleonora, edizione 2017, videomapping su manifesto


OPEN CALL PER ARTISTI VISIVI
Scadenza 22 Marzo 2021

Aperti i termini – fino al 22 marzo – per partecipare alla quarta edizione del bando per artisti visivi


OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO, IL MANIFESTO
un progetto di Alessandro Bulgini
a cura di Christian Caliandro


>> scarica il bando

Per il quarto anno consecutivo apre il Bando dedicato agli artisti che vogliono mettersi in gioco confrontandosi con il territorio del quartiere Barriera di Milano a Torino.

Dal 2015 sono tantissimi coloro che, con le loro opere, hanno occupato lo spazio affissioni di 6 metri x 3 in piazza Bottesini a Torino. Artisti giovanissimi e artisti affermati, italiani e stranieri, tutti si sono confrontati con il territorio accogliendo la sfida di creare un’opera che fosse capace di entrare con forza e rispetto nelle vite degli abitanti del quartiere, accompagnando giorno per giorno la loro quotidianità.

Quest’anno saranno 8 gli artisti (9 in totale) che, come l’intero progetto “Flashback, l’arte è tutta contemporanea“, sono chiamati a partecipare senza limiti di età o di nazionalità, senza limiti di tempo e di spazio. La giuria incaricata di selezionare i progetti sarà composta, come negli anni precedenti, da artisti, curatori, critici d’arte, direttori di musei.

Il termine per l’invio dei materiali è fissato per il 22 marzo 2021.

Il progetto
Opera Viva Barriera di Milano, il Manifesto è un progetto di arte urbana che aggiunge significato al concetto di arte pubblica in virtù dell’utilizzo del preesistente nel concepire l’opera d’arte; nel caso specifico uno spazio comunale per le pubbliche affissioni (cimasa 50530) di 6x3m a Torino in Piazza Bottesini (Barriera di Milano, quartiere torinese multietnico) è interpretato da artisti nazionali e internazionali durante tutto l’anno. 

Il progetto si sviluppa attorno a un’idea precisa della relazione tra arte e spazio pubblico e della funzione di un’opera all’interno di un contesto e di una comunità urbana. 

Attraverso questa operazione, Flashback, collega zone diverse della città di Torino e zone temporali differenti (l’antico, il moderno, il contemporaneo nel suo farsi), nella convinzione che l’arte debba uscire dagli spazi istituzionali, scendere per strada, inoltrarsi nella realtà, muoversi costantemente in essa, integrarsi felicemente nella dimensione dell’esistenza quotidiana.

Il Manifesto 
Un manifesto di 6x3m nella rotonda di Piazza Bottesini pulsa nel cuore di Barriera di Milano, uno dei quartieri torinesi più interessanti e ricchi di storie, di identità e di futuro grazie a numerosi artisti, diversi tra di loro per formazione e stile, ma accomunati da un approccio originale e innovativo alla pratica artistica.

La diretta streaming
Per ciascun nuovo manifesto una diretta streaming vede coinvolti l’artista protagonista, l’ideatore, il curatore e i responsabili del progetto. Tutti potranno partecipare all’incontro online con possibilità d’intervento che ha lo scopo di approfondire il significato del manifesto, la poetica dell’artista e le motivazioni che lo hanno spinto a confrontarsi con il territorio.

La mostra 
A Torino la prima settimana di Novembre, durante i cinque giorni della manifestazione Flashback,l’arte è tutta contemporanea, le immagini dei manifesti, insieme a tutti i frammenti di vita raccolti, vengono riuniti in un’unica mostra per raccontare questa finestra aperta sul mondo e per il mondo. 

Il talk 
Un appuntamento di confronto sul significato di “arte pubblica” si realizza ogni anno nell’Art Lounge della fiera che giunge nel 2021 alla sua nona edizione: un’analisi sulla funzione dell’opera d’arte come agente-reagente all’interno di una comunità partendo dall’esperienza torinese. 

I lab 
Un progetto didattico, nato con la volontà di ampliare e raccontare le riflessioni sui temi della fruizione dell’arte come esperienza culturale di consapevolezza e cittadinanza, vede il coinvolgimento delle scuole primarie e secondarie del quartiere. Gli studenti saranno protagonisti di un’esperienza in quattro appuntamenti che parte dal racconto e dalla visita ai manifesti realizzati.

>> per ulteriori informazioni: operaviva@flashback.to.it

L’arte è tutta contemporanea…Episodio #12

L’ARTE È TUTTA CONTEMPORANEA EPISODIO #12
“Le battaglie”

Un viaggio tra le opere di Flashback che rappresentano la guerra, i combattimenti a cavallo, i campi di battaglia. 

“Si vis pacem, para bellum.” 
(Vegezio)

Iniziamo il nostro percorso parlando dell’opera dell’autore veneziano Antonio Maria Marini (1668 – 1725) Battaglia – Scontro di cavalleria, un settecentesco olio su tela. Una scena cruenta (uomini e cavalli a terra, soldati con le spade sguainate e le espressioni feroci) si estende in lontananza fino all’orizzonte. L’artista riesce a esprimere il forte dinamismo dei guerrieri, in un campo di battaglia dai colori cupi.

Jaques Ignace Parrocel, classe 1646, pittore e incisore francese dall’anima barocca ci propone invece un dittico: Battaglia e Saccheggio. Nelle due opere colpisce il contrasto tra l’azione feroce e il cielo limpido: morte e orrore contrapposti alla tranquillità di un cielo azzurro cosparso di nuvole leggere. In entrambe appare l’elemento del fiume: nel saccheggio è un elemento distante, mentre nello scontro svolge un ruolo attivo, poiché ostacola cavalli e soldati nella traversata.

La narrazione continua con un’opera di Felice Casorati Studio per scena teatrale, una tempera nera e bianca su carta avana applicata su tela del 1934 circa. L’artista, oltre che pittore fu scenografo e costumista per i più grandi teatri italiani. Quest’opera, che rappresenta una scena di guerra probabilmente medievale, coi cavalieri armati di lance, si ipotizza possa essere messa in relazione con il teatro d’avanguardia “Torino”, voluto dal mecenate Riccardo Gualino. 

Concludiamo la serie di battaglie con un’opera di Pieter De Neyn, un olio su tavola del 1625 circa, la Battaglia sul Fiume. L’artista olandese si dedicò nella sua carriera artistica principalmente alla pittura di paesaggi, guerre e soggetti equestri. Quest’opera ne è un esempio: egli dipinge il letto di un fiume ormai prosciugato, vediamo pochi cavalieri sparsi, perlopiù a coppie, che brandiscono fucili e che incitano i cavalli in una corsa che va oltre il dipinto, verso un luogo che lo spettatore non può vedere.



Nell’immagine, in alto a sinistra: Antonio Maria Marini, Battaglia – Scontro di cavalleria, 1700 – 1710, olio su tela, cm 180 x 230, courtesy of: Galleria Giamblanco (Torino). Segue: Jaques Ignace Parrocel, Battaglia e Saccheggio, 1706, coppia di olii su tela, cm 82 x 118, courtesy of: Secol-Art di Masoero (Torino).
In basso a sinistra: Pieter De Neyn, Battaglia sul Fiume, 1625 ca., olio su tavola, cm 27 x 32, courtesy of Galleria Luigi Caretto (Torino; Madrid). Segue: Felice Casorati, Studio per scena teatrale, 1934 ca., tempera nera e bianca su carta avana applicata a tela, cm 48 x 62, courtesy of Aleandri Arte Moderna (Roma).