Special project>Flashback è opera viva

Opera Viva, il Manifesto…Open call

Raffaele Fiorella, Tassoeleonora, edizione 2017, videomapping su manifesto


OPEN CALL PER ARTISTI VISIVI
Scadenza 22 Marzo 2021

Aperti i termini – fino al 22 marzo – per partecipare alla quarta edizione del bando per artisti visivi


OPERA VIVA BARRIERA DI MILANO, IL MANIFESTO
un progetto di Alessandro Bulgini
a cura di Christian Caliandro


>> scarica il bando

Per il quarto anno consecutivo apre il Bando dedicato agli artisti che vogliono mettersi in gioco confrontandosi con il territorio del quartiere Barriera di Milano a Torino.

Dal 2015 sono tantissimi coloro che, con le loro opere, hanno occupato lo spazio affissioni di 6 metri x 3 in piazza Bottesini a Torino. Artisti giovanissimi e artisti affermati, italiani e stranieri, tutti si sono confrontati con il territorio accogliendo la sfida di creare un’opera che fosse capace di entrare con forza e rispetto nelle vite degli abitanti del quartiere, accompagnando giorno per giorno la loro quotidianità.

Quest’anno saranno 8 gli artisti (9 in totale) che, come l’intero progetto “Flashback, l’arte è tutta contemporanea“, sono chiamati a partecipare senza limiti di età o di nazionalità, senza limiti di tempo e di spazio. La giuria incaricata di selezionare i progetti sarà composta, come negli anni precedenti, da artisti, curatori, critici d’arte, direttori di musei.

Il termine per l’invio dei materiali è fissato per il 22 marzo 2021.

Il progetto
Opera Viva Barriera di Milano, il Manifesto è un progetto di arte urbana che aggiunge significato al concetto di arte pubblica in virtù dell’utilizzo del preesistente nel concepire l’opera d’arte; nel caso specifico uno spazio comunale per le pubbliche affissioni (cimasa 50530) di 6x3m a Torino in Piazza Bottesini (Barriera di Milano, quartiere torinese multietnico) è interpretato da artisti nazionali e internazionali durante tutto l’anno. 

Il progetto si sviluppa attorno a un’idea precisa della relazione tra arte e spazio pubblico e della funzione di un’opera all’interno di un contesto e di una comunità urbana. 

Attraverso questa operazione, Flashback, collega zone diverse della città di Torino e zone temporali differenti (l’antico, il moderno, il contemporaneo nel suo farsi), nella convinzione che l’arte debba uscire dagli spazi istituzionali, scendere per strada, inoltrarsi nella realtà, muoversi costantemente in essa, integrarsi felicemente nella dimensione dell’esistenza quotidiana.

Il Manifesto 
Un manifesto di 6x3m nella rotonda di Piazza Bottesini pulsa nel cuore di Barriera di Milano, uno dei quartieri torinesi più interessanti e ricchi di storie, di identità e di futuro grazie a numerosi artisti, diversi tra di loro per formazione e stile, ma accomunati da un approccio originale e innovativo alla pratica artistica.

La diretta streaming
Per ciascun nuovo manifesto una diretta streaming vede coinvolti l’artista protagonista, l’ideatore, il curatore e i responsabili del progetto. Tutti potranno partecipare all’incontro online con possibilità d’intervento che ha lo scopo di approfondire il significato del manifesto, la poetica dell’artista e le motivazioni che lo hanno spinto a confrontarsi con il territorio.

La mostra 
A Torino la prima settimana di Novembre, durante i cinque giorni della manifestazione Flashback,l’arte è tutta contemporanea, le immagini dei manifesti, insieme a tutti i frammenti di vita raccolti, vengono riuniti in un’unica mostra per raccontare questa finestra aperta sul mondo e per il mondo. 

Il talk 
Un appuntamento di confronto sul significato di “arte pubblica” si realizza ogni anno nell’Art Lounge della fiera che giunge nel 2021 alla sua nona edizione: un’analisi sulla funzione dell’opera d’arte come agente-reagente all’interno di una comunità partendo dall’esperienza torinese. 

I lab 
Un progetto didattico, nato con la volontà di ampliare e raccontare le riflessioni sui temi della fruizione dell’arte come esperienza culturale di consapevolezza e cittadinanza, vede il coinvolgimento delle scuole primarie e secondarie del quartiere. Gli studenti saranno protagonisti di un’esperienza in quattro appuntamenti che parte dal racconto e dalla visita ai manifesti realizzati.

>> per ulteriori informazioni: operaviva@flashback.to.it

L’arte è tutta contemporanea…Episodio #12

L’ARTE È TUTTA CONTEMPORANEA EPISODIO #12
“Le battaglie”

Un viaggio tra le opere di Flashback che rappresentano la guerra, i combattimenti a cavallo, i campi di battaglia. 

“Si vis pacem, para bellum.” 
(Vegezio)

Iniziamo il nostro percorso parlando dell’opera dell’autore veneziano Antonio Maria Marini (1668 – 1725) Battaglia – Scontro di cavalleria, un settecentesco olio su tela. Una scena cruenta (uomini e cavalli a terra, soldati con le spade sguainate e le espressioni feroci) si estende in lontananza fino all’orizzonte. L’artista riesce a esprimere il forte dinamismo dei guerrieri, in un campo di battaglia dai colori cupi.

Jaques Ignace Parrocel, classe 1646, pittore e incisore francese dall’anima barocca ci propone invece un dittico: Battaglia e Saccheggio. Nelle due opere colpisce il contrasto tra l’azione feroce e il cielo limpido: morte e orrore contrapposti alla tranquillità di un cielo azzurro cosparso di nuvole leggere. In entrambe appare l’elemento del fiume: nel saccheggio è un elemento distante, mentre nello scontro svolge un ruolo attivo, poiché ostacola cavalli e soldati nella traversata.

La narrazione continua con un’opera di Felice Casorati Studio per scena teatrale, una tempera nera e bianca su carta avana applicata su tela del 1934 circa. L’artista, oltre che pittore fu scenografo e costumista per i più grandi teatri italiani. Quest’opera, che rappresenta una scena di guerra probabilmente medievale, coi cavalieri armati di lance, si ipotizza possa essere messa in relazione con il teatro d’avanguardia “Torino”, voluto dal mecenate Riccardo Gualino. 

Concludiamo la serie di battaglie con un’opera di Pieter De Neyn, un olio su tavola del 1625 circa, la Battaglia sul Fiume. L’artista olandese si dedicò nella sua carriera artistica principalmente alla pittura di paesaggi, guerre e soggetti equestri. Quest’opera ne è un esempio: egli dipinge il letto di un fiume ormai prosciugato, vediamo pochi cavalieri sparsi, perlopiù a coppie, che brandiscono fucili e che incitano i cavalli in una corsa che va oltre il dipinto, verso un luogo che lo spettatore non può vedere.



Nell’immagine, in alto a sinistra: Antonio Maria Marini, Battaglia – Scontro di cavalleria, 1700 – 1710, olio su tela, cm 180 x 230, courtesy of: Galleria Giamblanco (Torino). Segue: Jaques Ignace Parrocel, Battaglia e Saccheggio, 1706, coppia di olii su tela, cm 82 x 118, courtesy of: Secol-Art di Masoero (Torino).
In basso a sinistra: Pieter De Neyn, Battaglia sul Fiume, 1625 ca., olio su tavola, cm 27 x 32, courtesy of Galleria Luigi Caretto (Torino; Madrid). Segue: Felice Casorati, Studio per scena teatrale, 1934 ca., tempera nera e bianca su carta avana applicata a tela, cm 48 x 62, courtesy of Aleandri Arte Moderna (Roma).

L’arte è tutta contemporanea…Episodio #11

L’ARTE È TUTTA CONTEMPORANEA EPISODIO #11
“Elementi dell’universo”

Terra, sole, costellazioni, stelle e anelli planetari nelle opere di Flashback, Edizione Diffusa.

“L’Universo è comunemente definito come il complesso che racchiude tutto lo spazio e ciò che contiene, cioè la materia e l’energia, i pianeti, le stelle, le galassie e il contenuto dello spazio intergalattico.” 
(Wikipedia)

Iniziamo a parlare di elementi dell’universo partendo dalla Terra. L’opera di Claudio Rotta Loria, artista e filosofo torinese, Studio di Equatore (realizzata nel 2001) è la rappresentazione del globo. La sua forma prettamente elicoidale taglia di traverso lo spazio in cui è posta ed emerge dal foglio grazie ai suoi elementi in rilievo come lo spago che taglia in due il globo, definendo precisamente l’equatore. Il colore blu rimanda al colore dell’acqua e del cielo.

Daniel Seiter, artista barocco, aggiunge l’elemento Costellazione al nostro universo con l’opera Diana e Orione, un olio su tela del 1685 ca. La scena raffigurata è quella drammatica della dea che cerca invano di rianimare Orione, rivolgendo il dardo verso Esculapio. Diana, ingannata dal fratello Apollo, geloso dell’amore di lei verso un mortale, lanciò una freccia a un bersaglio lontano, non pensando che fosse il suo amato. Quando si accorse dello sbaglio, fu travolta dal dolore e Zeus, per pietà, trasformò Orione nella costellazione che conosciamo.

Parliamo sempre di Stelle introducendo il disegno del Tappeto Star Ushak, proveniente dall’Anatolia centrale nella seconda metà del XVII secolo. Questo tappeto è caratterizzato da medaglioni stellari alternati a una losanga, che sono disposti in file parallele sfalsate, in modo da creare un effetto di infinito, come l’universo. Ci ricorda la complessità e le forme dello spazio.

E così come i famosi ma misteriosi anelli di Saturno sono composti da oggetti di varia grandezza, i preziosissimi Anelli degli anni ’30 provenienti dagli Stati Uniti sono costellati da una magica scia di pietre preziose, un caleidoscopio di diamanti e smeraldi che illuminano e riflettono luce.

Finiamo il viaggio nell’universo con il Sole, la nostra stella. Salvatore Mangione, detto Salvo, nell’opera Alba (olio su tavola, 1985), dipinge l’astro che sorge in un paesaggio dai colori caldi e vividi, restituendoci una sensazione di pace nell’ammirare gli alberi e le ombre che il sole proietta sul terreno, un nuovo giorno che inizia.

Nell’immagine, in alto a sinistra: Daniel Seiter, Diana e Orione, 1685 ca., olio su tela, cm 174,5 x 155,5, courtesy of: Galleria Giamblanco (Torino). Segue: Stati Uniti, Anelli, 1930 ca., due anelli in platino e diamanti e un anello in platino diamanti e smeraldi, courtesy of Lorenzo e Paola Monticone Gioielli d’Epoca (Torino).
Al centro: Anatolia centrale, Tappeto Star Ushak, seconda metà del XVII sec., cm 440 x 265, courtesy of Mirco Cattai Fine Art & Antique Rugs (Milano).
In basso a sinistra: Claudio Rotta Loria, Studio di Equatore, 2001, acquerello, matita colorata, spago e plastica su A4 Fabriano, cm 21 x 29,7 x2, courtesy of White Lands (Torino). Segue: Salvo, Alba, 1985, olio su tavola, cm 48,5 x 47, courtesy of Claudio Poleschi Arte Contemporanea (Dogana – RSM).

L’arte è tutta contemporanea…Episodio #10

L’ARTE È TUTTA CONTEMPORANEA EPISODIO #10
“Hic sunt pueri”

Ecco i bambini nelle opere di Flashback 2020, Edizione Diffusa. Un’edizione che si sta svolgendo nelle gallerie e sul web dal 3 novembre al 7 marzo prossimo con il titolo Ludens, riferito a coloro i quali sono capaci di modificare il mondo circostante grazie alla propria creatività.

Partiamo con l’opera a matita di Francesco Fontebasso classe 1701, Studio per la testa di un fanciullo (recto), 1730 ca. dalla pennellata ricca e guizzante. L’artista veneziano è stato uno dei maggiori esponenti della pittura veneta del periodo Rococò.

A seguire il Ritratto di Luigi Archinto, 1824 ca. di Pelagio Palagi, olio su tavola del diametro di 25 centimetri, un ritratto che accenna al purismo della prima metà del XIX secolo. Palagi fu artista prolifico e poliedrico: pittore, frescante, architetto, progettista di arredi, ma anche collezionista antiquario e bibliofilo.

Ecce Puer è il titolo dell’incredibile scultura in cera gialla di Medardo Rosso del 1906 ca., una piccola scultura dedicata al mondo dell’infanzia interpretata con gusto impressionista. Il viso appena abbozzato di un fanciullo emerge da una superficie irregolare e frammentata dissolvendosi nello spazio circostante.

Bambini con genitori sono invece presenti nelle opere di Sartorio e Andreotti.

La bellissima e luminosa tela di Giulio Aristide Sartorio Mattinata sul mare del 1927 ritrae l’attrice spagnola Marga Sevilla, sposata da Sartorio in seconde nozze nel 1919, insieme ai loro due giovanissimi figli. La tranquilla scena familiare si svolge a Fregene, luogo verso cui la famiglia si recava la mattina presto nei mesi estivi.

Infine Libero Andreotti con Maternitàdel 1929, un piccolo bassorilievo in pietra d’Istria; l’opera mostra la ricerca della compattezza nella massa plastica. L’evidente stilizzazione delle forme ci comunica la dimensione di un grande abbraccio protettivo.

“Ho smesso di credere a Babbo Natale quando avevo sei anni. Mamma mi portò a vederlo ai grandi magazzini e lui mi chiese l’autografo.”
Shirley Temple

Nell’immagine, in alto a sinistra: Francesco Fontebasso, Studio per la testa di un fanciullo (recto), 1730 circa; Studio per la figura di San Leonardo (verso); Matita nera (recto); penna e inchiostro bruno (verso), cm 35 x 25,8, courtesy of Maurizio Nobile (Bologna; Parigi). Segue: Pelagio Palagi, Ritratto di Luigi Archinto, 1824 ca., olio su tavola, diametro cm 25, courtesy of Piacenti (Londra). Segue: Medardo Rosso, Ecce Puer, 1906 ca., cera, cm 47 x 34 x 20 circa, courtesy of Galleria Russo (Roma). 
In basso a sinistra: Giulio Aristide Sartorio, Mattinata sul mare, 1927, olio su tela, 91 x 202 cm, courtesy of Antonacci Lapiccirella Fine Art (Roma). Segue: Libero Andreotti, Maternità, 1929, pietra d’Istria, cm 70 x 67, courtesy of Galleria Umberto Benappi (Torino).

L’arte è tutta contemporanea …Episodio #9

L’ARTE È TUTTA CONTEMPORANEA EPISODIO #9
“Oriente e Orientalismi”

Un breve excursus tra le opere di Flashback alla ricerca dell’Oriente in tutte le sue sfumature. Opere di artisti orientali ma anche opere di artisti occidentali che hanno imitato o rappresentato aspetti delle culture del Medio Oriente, dell’Asia meridionale e dell’Asia orientale.

Partendo dall’Oriente, il primo elemento d’indagine è il paravento che, quale supporto per vere e proprie opere, affonda le proprie radici nell’antica Cina già dal 700 a.C., diffondendosi poi nel resto dell’Asia orientale, in Europa e in altre regioni del mondo. 

Tra le opere di Flashback, proveniente dal Giappone, troviamo il Paravento a sei ante in carta e foglia d’argentorealizzato nel Periodo Taisho (1911-1926) dell’artista Kashiu Hiroe che si caratterizza per il contenuto rarefatto, mentre proveniente dalla Cina è il Paravento cinese della fine XVIII secolo / inizi XIX secolo in carta di riso con decorazione policroma che invece si sofferma nella descrizione particolareggiata.

Secondo elemento d’indagine è la rappresentazione degli animali nella cultura orientale. Il Toro in terracotta rossa con policromia e oro della Cina centrorientale Hebei, Dinastia Qi settentrionale (549-577) e il Tappeto Ningxia, Cina XIX secolo, incuriosiscono per la simbologia associata agli animali rappresentati.

Si compie poi un salto spaziale e si torna in Italia, per l’esattezza in Piemonte, per osservare l’interpretazione dell’Oriente da parte dell’Occidente. Con il Plastificatore piemontese vediamo realizzati nella metà del XVIII, in stucco color crema con decori dorati, una rara Coppia di Dignitari in abiti orientali. 

Infine la pittura con Jean Baptiste Eugene Napoleon Flandin, Galileo Chini e Filippo Mola.

Jean Baptiste Eugene Napoleon Flandin, orientalista, pittore, archeologo ed esploratore, pioniere nel disegno archeologico ci fornisce molte preziose osservazioni sulla storia, sulla vita sociale e sull’organizzazione militare mediorientale. L’opera è La Moschea di Urfa del 1849.

Galileo Chini, fiorentino classe 1873, fornisce la propria interpretazione della maschera orientale, in particolare del Siam (odierna Thailandia), con l’opera Maschera siamese, un olio su tavola del 1913-14 ca.

Infine Filippo Mola con Corteo indiano, elabora un’opera capace di trasmettere con maestria la dimensione corale e collettiva del corteo orientale che probabilmente si tenne a Roma vicino a Piazza del Popolo nel 1900.
 

Nessun fiocco di neve cade mai nel posto sbagliato.
(Proverbio Zen)


 

Nell’immagine, in alto a sinistra: Jean Baptiste Eugene Napoleon Flandin, La Moschea di Urfa, 1849, Olio su tela, 73,2 x 100,4 cm, courtesy of Antonacci Lapiccirella Fine Art (Roma). Segue: Cina centrorientale Hebei, Toro, Dinastia Qi settentrionale 549-547, terracotta rossa con policromia e oro, cm 43 x 16,5 x 38,3, courtesy of Schreiber Collezioni (Torino). Segue: Fine XVIII secolo / inizi XIX secolo, Paravento cinese, carta di riso con decorazione policroma, cm 190 x 350, courtesy of Galleria Arte Cesaro (Padova).
Al centro: Filippo Mola, Corteo indiano, olio su tela, cm 73 x 190,5, courtesy of Paolo Antonacci (Roma). Segue: Galileo Chini, Maschera siamese, 1913-14 ca., olio su tavola, cm 60 x 47,5, courtesy of Galleria Carlo Virgilio (Roma, Londra).
In basso a sinistra: Cina XIX secolo, Tappeto Ningxia, cm 198 x 132, courtesy of Mirco Cattai Fine Art & Antique Rugs (Milano). Segue: Plastificatore piemontese, Rara coppia di Dignitari in abiti orientali, metà del XVIII secolo, stucco color crema con decori dorati, altezza cm 74, courtesy of Secol-Art di Masoero (Torino).
Segue: Kashiu Hiroe, Paravento a sei ante in carta e foglia d’argento, Periodo Taisho 1911-1926, L cm 376 H, cm 170,5, courtesy of Gilistra Japanese Art (Torino). 
 

L’arte è tutta contemporanea…Episodio #8

L’ARTE È TUTTA CONTEMPORANEA EPISODIO #8
“La via della musica”

Un piccolo viaggio nel tempo musicale nelle opere di Flashback edizione Ludens, l’edizione dedicata alla capacità creativa quale strumento. Tante le opere lungo il percorso. Ciascuna a scandire il ritmo, ciascuna a battere il tempo. Da adagio, sostenuto, andante ad allegro, vivace e presto, in un incedere di passi cadenzati.

Cominciamo dalla Natura morta di strumenti musicali e libri con spartito, della seconda metà del XVII secolo di Bartolomeo Bettera, dove regnano immobili gli strumenti. Un’opera nella quale l’artista, attraverso la personale distribuzione dei pieni e dei vuoti nella costruzione dell’immagine, sospende il tempo cristallizzandolo nell’attimo immediatamente precedente o successivo alla musica.

Alla sospensione temporale si aggiunge l’elemento della caducità nella Vanitas, natura morta con specchio, teschio, libri, flauto dolce e violino, un olio su pannello di quercia di Jan Vermeulen, olandese classe 1638. Il memento mori, accompagnato dagli strumenti musicali, allude contemporaneamente a uno struggente requiem e all’immortalità dell’arte.

Presenza – assenza anche nell’olio su tela Still life del 1940 di Antonio Donghi, che, da principale esponente del Realismo magico arricchisce la rappresentazione con un’ammaliante sospensione narrativa esasperando la dimensione onirica e trascendente dell’opera.

Suona o canta L’Angelo (musicante?), scultura in legno di rovere policromato, con origine savoiarda appartenente all’età di mezzo (terzo quarto, XV secolo)?

Suonano il pianoforte le due interpreti dell’opera Due giovani donne al piano, del 1911 circa, opera di Giovanni Boldini, che grazie alla vivace maestria del gesto pittorico rende la melodia presente.

Una melodia che si sprigiona maestosa coinvolgendo Le menadi danzanti. L’opera del 1882 è del fiorentino Raffaello Sorbi. L’artista dedica molte delle sue opere al tema ludico, tratteggiandone con grande capacità la vena romantica e dionisiaca.

Infine danzatrice è anche La Bayadère, di Paul-Albert Besnard anch’essa intrisa di spirito romantico. La ballerina indiana, danzatrice del tempio, è storicamente la protagonista del balletto di Marius Petipa che racconta l’India salgariana, vista con gli occhi dei colonialisti romantici dell’Ottocento. 

“Se la musica è troppo alta, tu sei troppo vecchio.”
Ozzy Osborne


Nell’immagine, in alto a sinistra: Jan Vermeulen, Vanitas, natura morta con specchio, teschio, libri, flauto dolce e violino, olio su pannello di quercia, cm 42,5 x 55,5, courtesy of Il Mercante delle Venezie (Vicenza). Segue: Raffello Sorbi, Le menadi danzanti, 1882, olio su tela, cm 39 x 19,2, courtesy of 800/900 Art Studio (Livorno; Lucca). Segue: Giovanni Boldini, Due giovani donne al piano, 1911 ca., olio su tavola, 35 x 26.5, courtesy of Bottegantica (Milano). 
Al centro a sinistra: Antonio Donghi, Still life, 1940, olio su tela, cm 49,5 x 56, courtesy of ML Fine Art – Matteo Lampertico (Milano; Londra). 
In basso a sinistra: Bartolomeo Bettera, Natura morta di strumenti musicali e libri con spartito, seconda metà del XVII secolo, olio su tela, cm 93 x 121, courtesy of Arcuti Fine Art (Roma; Torino). Segue: Paul – Albert Besnard, Le Bayadère, olio su tavola, cm 49,7 x 61, courtesy of Paolo Antonacci (Roma). Segue: Angelo (Musicante?), Savoia, terzo quarto del XV secolo, legno di rovere policromato, cm 82 x 24 x 30, courtesy Longari Arte Milano (Milano).

L’Arte è tutta contemporanea…Episodio #7

L’ARTE È TUTTA CONTEMPORANEA EPISODIO #7
“De rerum natura”

L’interpretazione della natura è uno dei temi più importanti nella ricerca artistica di tutti i tempi. Tantissimi hanno messo al centro della propria indagine l’elemento naturale esplorando il complesso e contrastato rapporto tra uomo e ambiente. 
Mai nessuna opera è semplicemente riproduzione della realtà, ciascuna di esse costituisce un tassello di un’indagine sempre aperta.

Il primo artista, nella collezione di opere di Flashback, è Adriaen van Stalbemtpittore e incisore fiammingo noto per i suoi paesaggi con scene religiose, mitologiche e allegoriche. L’opera è un piccolo dipinto su rame del 1620 ca. dalla magica atmosfera intitolata Paesaggio boscoso con l’Andata in Emmaus.

Mitologia e allegoria ma orientale caratterizzano anche la Coppia di Paraventi a sei pannelli di origine giapponese riferibili al Periodo Edo e facenti parte della Scuola Kano. I paraventi, realizzati in carta e decorati con inchiostro e colori su foglia d’oro mostrano le differenze interpretative tra Oriente e Occidente.

L’interpretazione si tramuta in astrazione nell’opera dell’artista torinese Piero Ruggeri. L’opera Collina e lampi del 1978, si libera della figurazione permettendo alla natura di mostrarsi in tutta la sua componente irrazionale.

Di grande impatto sia formale che concettuale è l’opera Zucche di Piero Gilardi del 1966. L’artista con i Tappeti natura riproduce in modo estremamente realistico frammenti di ambiente naturale con lo scopo di denuncia verso uno stile di vita ritenuto sempre più artificiale. 

Infine l’opera di Veronica Montanino, che con l’installazione Correre in un mondo, trasforma i materiali più disparati in un processo di “ecologia dell’immagine”, che dà luogo a una nuova natura di sua personalissima invenzione.

La Natura non è solo quello che è visibile agli occhi, comprende anche gli intimi disegni dell’anima.
(Edvard Munch)

Nell’immagine, in alto a sinistra: Piero Gilardi, Zucche, 1966, poliuretano espanso, cm 60 x 84, courtesy of Biasutti&Biasutti (Torino). Segue: Piero Ruggeri, Collina e lampi, 1978, tecnica mista, cm 130 x 180, courtesy of Galleria d’Arte Roccatre (Torino). Al centro: Giappone periodo Edo, Coppia di paraventi a sei pannelli, XVIII sec. Scuola Kano, carta, inchiostro e colori su foglia d’oro, bordo in broccato di seta e cornice in legno, cm 270 x 136, courtesy of Schreiber Collezioni (Torino). 
In basso a sinistra: Veronica Montanino, Correre in un mondo, 2020, rami, tessuto, acrilico, tecnica mista, cm 500 x 150 ca., courtesy of Studio d’Arte Campaiola (Roma). Segue: Adriaen van Stalbemt, Paesaggio boscoso con l’Andata in Emmaus, 1620 ca., olio su rame, cm 13 x 18,5, courtesy of Galleria Luigi Caretto (Torino; Madrid).

L’Arte è tutta contemporanea…Episodio #6

L’ARTE È TUTTA CONTEMPORANEA EPISODIO #6
“Tutte le sfumature dell’astrazione”.


Dall’impressionismo all’espressionismo astratto, dall’astrattismo geometrico all’informale la ricerca astratta nasce dalla scelta degli artisti di negare la rappresentazione della realtà e di esaltare la propria ricerca attraverso forme, linee e colori.

Partiamo in bilico tra astratto e figurativo con la pittura di Nicolaj Diulgheroff che, con Aeropittura del 1930, lavora sull’intersecarsi di linee, piani e sfere e ci introduce all’astrazione dalle caratteristiche geometriche. L’artista di origine bulgara si laurea in architettura a Torino dove si inserisce nella corrente futurista cittadina.

Sulla scia tra astrazione e figurazione troviamo Mario Sironi che, alla potente energia costruttiva del periodo figurativo, sostituisce uno sfaldarsi delle forme e un allentarsi della sintassi compositiva. L’opera è Composizione del 1950 circa, un olio su cartone telato che trasforma le figure in apparenti bassorilievi incisi in una lastra di pietra. 

E’ di sette anni dopo, del 1957, l’opera di Giuseppe Capogrossi Superficie G 78. L’artista, con il graduale abbandono della figurazione approda a un rigoroso e personale astrattismo caratterizzato da un’unica forma-segno che, coniugandosi in infinite variazioni, arriva a costruire un insolito spazio della rappresentazione.


Si sottrae al figurativo, ma anche alle geometrie uno dei maggiori esponenti della pittura informale italiana: Emilio Vedova. L’artista con Senza titolo del 1961, preziosa opera su carta di cm 22,4 x 31,8, ci mostra la chiara forza del gesto pittorico che attraverso il dinamismo del segno e il tessuto cromatico contrastato, fa emergere prorompente la tensione vitale.


Infine Giorgio Griffa con l’opera Obliquo del 1973, che vicino alle correnti della Minimal Art e della “nuova astrazione” supera il residuo irrazionalismo dell’espressionismo astratto con le sue tele grezze, di grandi dimensioni, segnate e percorse da esili linee di colore. Poetico e rarefatto l’artista è capace di toccarci intimamente con il suo segno.

La pittura deve cogliere quel rapporto che comprende il bisogno di immedesimazione con le cose e il bisogno di astrazione.
(Carlo Carrà)

Nell’immagine, in alto a sinistra: Capogrossi, Superficie G 78, 1957, gouache su carta, cm 50 x 34, courtesy of ML Fine Art – Matteo Lampertico (Milano; Londra). Segue: Giorgio Griffa, Obliquo, 1973, acrilico su tela, cm 120 x 120, courtesy of Glenda Cinquegrana Art Consulting (Milano). Segue: Nicolaj Diulgheroff, Aeropittura, 1930, olio su tela, cm 100 x 80, courtesy of Galleria Umberto Benappi (Torino). 
In basso a sinistra: Mario Sironi, Composizione, 1950 ca, olio su cartone telato, cm 50 x 60, courtesy of 800/900 ArtStudio (Livorno; Lucca). Segue: Emilio Vedova, Senza titolo, 1961, tecnica mista su carta, cm 22,4 x 31,8, courtesy of Galleria dello Scudo (Verona).

L’Arte è tutta contemporanea…Episodio #5

L’ARTE È TUTTA CONTEMPORANEA EPISODIO #5
In occasione delle festività Flashback presenta quattro opere legate alla “Madonna”.

Madònna s. f. [comp. di ma, riduzione di mia atono, e donna]. – 1. a. Titolo d’onore che si usava anticamente rivolgendosi a una donna o parlando di essa. b. Nell’uso poetico, la donna amata. c. Padrona. 2. a. Per antonomasia, e in genere con iniziale maiuscola, la Vergine Maria.

La prima opera è la Ragazza di profilo del 1916 di Arturo Noci, un pastello su carta da spolvero che, in coppia con Studio di testa: motive elegiaco del 1895 di Cesare Laurenti, ci mostra una bellezza femminile libera e sfuggente ma allo stesso tempo intensa e sensuale.

Un termine quello di “madonna” che da poetico e onorifico assume, per il linguaggio contemporaneo, una connotazione prettamente religiosa. 

Nell’indagine, sul crinale tra profano e sacro, si pone l’opera di Felice CasoratiRitratto della sorella Elvira del 1934, che, nella scia della tradizione pittorica e oleografica, ci mostra quella particolare accezione del termine che fa riferimento bellezza femminile composta e mesta, dal volto segnato.

È però con le opere che mostrano la Madonna che il termine ci suona più vicino. Le opere a Lei dedicate si alternano lungo il corso dei secoli.

Di Vincenzo Castellini è la Vergine Orante, mosaico settecentesco dalla preziosa cornice in bronzo dorato di Paolo Spagna: tante piccole tessere eterogenee volte a comporre e restituirci la visione di un insieme indivisibile.

Di Scultore abruzzese/molisano la Madonna col Bambino del primo quarto del XIV secolo; l’opera, in legno intagliato e dipinto, mostra la capacità dello scultore di far spiccare la dolcezza del volto della Madonna in contrasto con le caratteristiche taglienti della scultura medievale.

Di Marcellus Coffermans, pittore fiammingo, è invece la Madonna con Bambino del 1560 ca., un piccolissimo e preziosissimo olio su tavola di 11,6 centimetri ×8,4 e di Bernardino del Signoraccio, pistoiese classe 1460, la Madonna dell’Umiltà una tempera grassa su tavola.

Nell’immagine, in alto a sinistra: Arturo Noci, Ragazza di profilo, 1916, pastello su carta da spolvero, cm 50 x 45, courtesy of Galleria Carlo Virgilio & C  (Roma). Segue: Felice Casorati, Ritratto della sorella Elvira, 1934, olio su tavola, cm 90 x 60, courtesy of Bottegantica (Milano). Segue: Cesare Laurenti, Studio di testa: Motivo elegiaco, 1895, olio su tela, cm 58,5 x 96, courtesy of Galleria Carlo Virgilio & C. (Roma).
In basso a sinistra: Marcellus Coffermans, Madonna con Bambino, 1560 ca., olio su tavola, cm 11,6 x 8,4, courtesy of Caretto&Occhinegro (Torino). Segue: Vincenzo Castellini, Vergine Orante, 1779, mosaico, cm 51 x 45, courtesy of Alessandra Di Castro Antichità (Roma). Segue: Scultore abruzzese/molisano, Madonna col Bambino, primo quarto del XIV secolo, legno intagliato e dipinto, altezza cm 110, courtesy of Flavio Pozzallo (Oulx). Segue: Bernardino del Signoraccio, Madonna dell’Umiltà, tempera grassa su tavola, cm 60 x 40, courtesy of Flavio Gianassi – FG Fine Art (Londra). 

Opera Viva, il Manifesto…Giammarco Cugusi

Inaugurazione…in diretta Facebook (@flashbackfair)
Mercoledì 25 novembre…ore 18.30

Mercoledì 25 novembre alle ore 18.30 in diretta Facebook  @flashbackfair – da piazza Bottesini a Torino si inaugura il settimo manifesto di Opera Viva Barriera di Milano, progetto ideato da Alessandro Bulgini, curato da Christian Caliandro e sostenuto dalla fiera d’arte Flashback: Paghi la mossa. Di un’integrazione precaria di Giammarco Cugusi (2020)

Il tema è Ludens, ispirato al racconto di fantascienza La variante dell’Unicorno di Roger Zelazny e all’opera di Johan Huizinga: il gioco inteso dunque come fondamento della vita umana e della creatività, come approccio fondamentale per la ricostruzione continua del mondo e come attività sacra.

Quest’anno il progetto Opera Viva Barriera di Milano, che solitamente terminava con la fine della fiera in presenza al Pala Alpitour, si estende nel tempo – grazie al sostegno delle istituzioni pubbliche e private torinesi – come fa la fiera stessa nella sua versione online (https://www.flashback.to.it/it/expo-2020/). Ci saranno, infatti, altri due appuntamenti con i manifesti 6×3 in Piazza Bottesini da ora a dicembre con le opere di Gianmarco Cugusi e di Luisa Turuani – che si sono classificate subito dopo i due vincitori della open call nella valutazione della giuria. 

L’opera di Cugusi fa parte di una serie di 45 fotografie scattate con il cellulare, un progetto che è tutt’ora in corso ed è frutto di una collaborazione con l’organizzazione Save the Children e con la comunità del quartiere milanese Giambellino. 
Da mesi l’autore colleziona immagini dei ragazzi del quartiere che gli fanno il gioco “paghi la mossa”. 

Come funziona?  Se guardi nel buco formato dalle dita -ma non devi- ricevi un colpo, paghi cioè per aver fatto una mossa sbagliata. Il “pagare la mossa” si fa metafora dell’esclusione sociale, del pagare per uno sguardo sbagliato e affonda le radici nella condizione di svantaggio socioeconomico che questi adolescenti vivono; pagano “l’integrazione precaria” che rischia spesso di trasformarsi in vera e propria emarginazione, ma dimostrano comunque la loro volontà di entrare in contatto.

Come ha scritto l’autore, Giammarco Cugusi, nella motivazione che ha accompagnato la presentazione della sua opera: “Credo sia giusto, oggi più che mai, che queste ragazze e questi ragazzi non paghino la mossa ma che, anzi, la restituiscano. In questo gioco non vi è violenza ma la voglia adolescenziale di toccarsi, sentirsi, conoscersi. In questo periodo fortemente caratterizzato dal distanziamento sociale, dove questeragazze e questi ragazzi hanno sofferto la reclusione in spazi stretti e talvolta iperaffollati, credo sia ancora più significativo questo semplice gesto di vicinanza e, in qualche modo, rivincita. Un grande ‘paghi la mossa’ è destinato a tutti coloro che passeranno volontariamente o per sbaglio davanti a quel grande cartellone pubblicitario”.

L’opera di Giammarco Cugusi è una riflessione dedicata a una comunità che, pur conoscendo e abitando il “margine”, ci mostra e ci dimostra che cosa vuol dire amare, stare insieme, vivere con l’altro e gli altri nella diversità: la relazione, nella sua forma più pura, interessante e radicale, significa essere in grado di pensare-con (con-pensare, come scrive Donna Haraway), e di pensare-come-l’altro, di essere l’altro e il suo pensiero, la sua idea, la sua visione del mondo e il suo mondo.