GALILEO CHINI
(Firenze 1873 – 1956)

Autoritratto, 1933
Olio su tavola, cm 60 x 50

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Firmato in basso: “GALILEO.CHINI.PIT.CER.FIORENTINO.1933

Provenienza: Finarte, Roma, 28-29 aprile 1987; Farsetti, Prato, 10 ottobre 1997; Roma, collezione privata

Lontano dal decorativismo di impronta secessionista con cui ha attraversato i primi decenni del XX secolo, raggiungendo altissime espressioni tra Liberty e Déco, in questo autoritratto, con la solida strutturazione delle forme e la chiarezza tangibile della scansione spaziale, Chini lascia trasparire la morbida, per quanto appena rarefatta, succosità materica di ascendenza Novecentista. Una dimensione più intima, distillata di sommesso lirismo poetico, caratterizza la pittura di Chini per circa un decennio a partire dalla fine degli anni ’20. Nella piena maturità, dopo i successi alle Biennali veneziane e le prestigiose commissioni in Italia e all’estero – tra cui spicca quella della Sala del Trono per il palazzo Reale di Bangkok voluta personalmente dal re del Siam – predilige ora la pittura da cavalletto e l’attenzione al dato psicologico introspettivo, come dichiarato dall’intensità concentrata del volto e dalla firma sul parapetto che, accordata sulla dimensione della memoria e della riflessione, rimanda con orgoglio fiorentino quattrocentista alle arti e mestieri: pittore e ceramista.

 

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